venerdì 28 novembre 2008

Il piccolo compenso per il lavoro di Augusto Fantozzi




"...E, nell'attesa della start-up della nuova compagnia, scoppia una polemica sul compenso chiesto da Fantozzi per il ruolo di commissario straordinario di Alitalia. Secondo indiscrezioni arrivate in Parlamento, si tratterebbe di circa 15 milioni. Il Partito Democratico e l'Italia dei Valori hanno chiesto oggi in Aula alla Camera che il governo riferisca subito in materia. Interrogazione analoga è stata presentata dalla leader del Movimento per l'Italia Daniela Santanché...."

Pezzo tratto da un articolo di La Repubblica 27 novembre 2008


Mi pare un compenso più che adeguato dal momento che metà del personale di Alitalia rimarrà per strada e gli italiani vedranno addebitato il debito della Bad Company!
Senza contare i migliaia di cassaintegrati che cominciano ad affollare le strade per effetto della crisi e per i quali si è riusciti al massimo a sborsare quella porcata della Social Card!
Parole di Tremonti: nel paniere mancano i soldi per provvedimenti più cospiqui. Peccato che per politici & Co. i contanti facili non manchino mai!
Ma soprattutto la gente si chiede: a cosa è dovuta una simile ricompensa? Per qualche mese di lavoro? Per aver condotto una trattativa già scritta che minimamente si è discostata da quelle che erano le direttive dettate dal governo? Per aver trovato l'Advisor che valutasse il valore della compagnia (decidendo dopo un parto lungo e dolorante, che la soluzione migliore fosse Banca Intesa) incappando pure nell'ennesimo conflitto di interessi?
Che ha fatto di tanto straordinario il Commissario Straordinario?

Purtroppo in questo paese per provare a fare un po' di informazione tocca fare un collage di articoli scritti in periodi diversi, perchè nessuno prova a svelare gli scenari oscuri a tempo debito (o meglio qualcuno ci prova ma è denigrato e bandito dai media).
Ho già espresso questo concetto in altri articoli e ogni giorno pare sempre più attuale.
L'informazione passa a intermittenza, celata sotto un alone di giustizia e legalità, un'interfaccia gradevole per l'utente, in modo tale da sollevare il numero minore di polemiche e avere al tempo stesso una rispota pronta nel momento in cui le stesse emergano, utilizzando quell'involucro come scudo protettivo atto a difendere e al contempo coprire ciò che sta sotto, che rimane oscuro o quantomeno trasparente ai mezzi di informazione.
Prendiamo l'esempio sopra, se qualcuno ha la costanza e la voglia di guardare l'intervista integrale riportata su youtube (video1, video2, video3), noterà solo parole fantastiche, l'idea che tutto è avvenuto nella totale trasparenza, che la cordata italiana ha interessi reali nel campo dei vettori aerei (??? la maggior parte sono immobiliaristi ???), che lo stesso commissario Fantozzi ha eseguito un lavoro super partes nell'interesse di cittadini dipendenti e creditori, che il governo non ha influito in alcun modo durante le trattazioni, insomma, una vicenda perfetta, come si fa a far polemica dopo tanta dedizione e serietà? Se qualcuno trova sempre da obbiettare è perchè questo paese vive nella morsa dell'anti-berlusconismo giusto?
Tutto porta a queste conclusioni per una persona che vede il servizio e ha seguito poco la trattativa, le stesse domande di Fazio sembrano quasi irriverenti (quando dicevo conferire all'informazione un alone di autenticità e rigore), il problema è che c'è solo la domanda! Qualcuno si è accorto che nel paese da anni son spariti i dati, gli storici (intesi come database) che contengono informazioni interessenti sul passato, gli appunti, i resoconti cartacei e tutto ciò che da veramente valore aggiunto all'attività di giornalista? Se pongo una domanda, e prendo per buona la risposta, qualunque essa sia, senza avere un riferimento sul quale obbiettare, confermare, smentire o eventualmente chiedere ulteriori dettagli, la domanda stessa perde di senso. Esempio tipo: "Lei è di parte?" risposta:"Assolutamente no! Il mio lavoro è frutto di una profonda dedizione in quello che faccio e la mia etica mi ha sempre imposto di essere trasparente e nel pieno rispetto delle regole!" L'unico modo per dare un valore a questa risposta è associarla a dei dati, un curriculum della persona, eventuali processi a carico ancor più rilevanti se inerenti la materia trattata, documenti anche passati che possono avvallare o rendere menzognera la stessa etc. Senza tutto questo diventa un'informazione strumentale, ossia conferisce a chi ha il potere di orientare in una determinata direzione le risposte, di far passare attraverso i canali di informazione il messaggio che vuole: va tutto bene, bisogna essere ottimisti, tutto avviene in modo trasparente, non ci sono conflitti di interessi, tutti gli imprenditori sono seri....
Tanto il giornalista di turno è sprovvisto del materiale che gli serve per trasformare uno spazio politico propagandistico in un vero dibattito, eliminando quella parte che dovrebbe rappresentare il contraddittorio (contraddittorio a livello di informazione non di opinione.....sarebbe da ampliare l'argomento perchè si fa sempre confusione!).
L'unica ancora di salvezza per non rendere l'informazione strumentale è la totale indipendenza del giornalista, che gli permette di non dover render conto a nessuno ed esercitare il proprio mestiere mettendo in campo tutti gli strumenti a sua disposizione, perchè solo quelli gli consentirebbero di emergere rispetto alla concorrenza. Tutto ciò significherebbe un'esigenza di raccoglere dati, fare inchieste, spulciare tra i documenti più compromettenti, portare alla luce ciò che sta più nell'ombra......insomma, comporterebbe fare finalmente informazione.
Continuo a sperare che il blog serva come argomento di spunto per trovare la curiosità e la voglia di tenersi informati, di leggere e navigare sulla rete in cerca di documenti per rispondere a un post magari, di documentersi su qualcosa che pensavamo di sapere e che invece ora è turbata da dubbi.......non avremo raggiunto sicuramente la totale democrazia, ma saremo almeno dei cittadini più liberi e più critici nei confronti della società in cui cresceranno i nostri figli.

giovedì 27 novembre 2008

Arriva la "Social Card"

Arriva la social card: 40 € al mese in più per pensionati e famiglie povere

Quaranta euro al mese. Un anno di validità. Lo prevede, secondo quanto apprende Radiocor, lo schema di decreto interdipartimentale Tesoro-Welfare che disciplina la social card. Sarà ricaricabile ogni due mesi con 80 euro e operativa da inizio dicembre. A novembre, infatti, i beneficiari, circa 800mila disagiati, riceveranno le lettere di avviso dall'Inps e potranno ritirare la card presso le Poste. La carta, sulla quale oggi il Garante della privacy ha reso noto il suo via libera, potrà essere utilizzata per pagare le bollette di luce e gas; il Tesoro sta completando gli accordi con le catene della grande distribuzione che aderiranno per la vendita di alimentari.
Dopo sei mesi dall'avvio, infatti, è prevista una verifica sull'attuazione della carta; quindi, entro la fine del 2009, ne sarà deciso l'eventuale rinnovo.
La carta sarà destinata - secondo quanto prevedono i criteri molto stringenti del decreto - ai cittadini residenti con oltre 65 anni e reddito inferiore ai 6 mila euro e alle famiglie, con lo stesso reddito, in cui ci sia un bambino sotto i tre anni. Queste categorie dovranno provare, tramite modello Isee (Indicatore di stato economico equivalente o riccometro), le proprie condizioni reddituali, di possedere una sola automobile e una sola casa, di avere intestata una sola utenza di elettricità e gas, di non avere a proprio nome oltre il 25% di un secondo immobile e un patrimonio mobiliare non superiore a 15 mila euro.
Il decreto, che era previsto entro fine settembre, è pronto, manca soltanto l'elenco allegato delle convenzioni con le catene che aderiscono all'iniziativa. La social card, simile in tutto a una carta di credito, potrà essere ricaricata di 80 euro ogni bimestre presso le Poste, per un ammontare complessivo, in un anno, di 480 euro.

(IlSole24Ore Ottobre 2008)


Fasce di reddito inferiori a 6000 euro per componente familiare con un bimbo sotto i 3 anni?
Un operaio semplice allo stipendio base, ha un reddito di circa 13-14 mila euro l'anno......fatemi conoscere tutte queste persone perchè se sono ancora vive, con uno stipendio del genere, bisogna farle conoscere al mondo e portarle in trionfo! Tremonti addirittura si sbottona e dona a questi cittadini 40 euro al mese per un anno.....sono l'unica persona a provare disgusto e indignazione per un provvedimento del genere? E basta con queste risposte del tipo "almeno hanno fatto qualcosa, non vi va mai bene nulla!" perchè ne ho le pa___ piene!! Magari la critica viene anche dal solito perbenista bigotto che abita nel quartiere bene e ha la colf in casa che gli pulisce anche il culo!! Scusate lo sfogo ma questi per le mie orecchie sono insulti e si ripetono ogni giorno. Altro che urlare sempre al ritorno dei comunisti, provvedimenti del genere sono stati adottati nella Russia sovietica, quando si son tolte le terre ai proprietari per dare la razione di pane giornaliera al popolo! Con la differenza che qua non si tolgono neppure le terre ai proprietari ma lo si fa pagare al resto dei lavoratori dipendenti! Poi un po' di dignità, se proprio chi di dovere ha ritenuto di non poter far più di questo, sarebbe sicuramente stata cosa meno offensiva restituire questi 40 euro con una detassazione e basta. Invece, visto che prima del buon senso viene in assoluto la propaganda, ecco che torna più utile la "Social Card", si reclamizza meglio e ha molto più effetto mediatico a discapito del povero di turno che, come un accattone, deve andare a fare la ricarica di 80 euro bimestrali alle poste ed esibire la tessera quando va a fare la spesa, proprio a rimarcare che ha un reddito da fame!
Un anziano che guadagna 400 euro al mese (l'equivalente del reddito massimo di 6000 euro) è un miracolo che sopravviva perchè probabilmente non riesce neppure a pagare il riscaldamento! Vergognatevi!!

Il vento sta cambiando

Passo da Pomigliano d'Arco e Afragola e rivedo l'immondizia nelle strade. Guardo i telegiornali e tutto tace. La cosa non mi piace...ma ormai sappiamo tutti che siamo in una dittatura mediatica. Poi però vedo che Cai taglia i voli (so che è giusto...bisognerebbe discuterne sulla misura, ma so anche che effetto fa all'opinione pubblica). VEdo gli studenti e leggo Scalfari. Salgo in treno e sento gente che apertamente parla contro il nanetto malefico... Sono segnali...questa volta, quando cambierà, se cambierà , il vento cambierà in maniera veramente potente. Secondo me succederà. Un annetto e tante cose saranno diverse!

mercoledì 26 novembre 2008

Ma chi l'avrebbe mai detto...



Una pioggia di miliardi, grattacieli come a New York, una montagna di costruzioni
Una maxioperazione gestita dai soliti imprenditori e dagli istituti di credito

Milano, città svenduta al cemento
Ecco tutti i predoni dell'Expo 2015

di ALBERTO STATERA

Milano, città svenduta al cemento Ecco tutti i predoni dell'Expo 2015

Uno dei progetti per l'Expo


MILANO - L'"aringa rossa", antica astuzia venatoria, sta per fare della Milano da bere dell'epoca craxian-ligrestiana la Milano da mangiare della nuova era ligrestian-morattiana, trasformando l'Expo del 2015, dedicato all'alimentazione, in una colossale operazione immobiliare. I distinti cacciatori britannici usavano le "red harrings" per distrarre i cani da caccia degli avversari, gettando in luoghi strategici della riserva aringhe affumicate. I cacciatori milanesi di cubature immobiliari, che si definiscono "developers", stanno spargendo su 8 milioni di metri quadri di aree dismesse dall'industria manifatturiera che non c'è più, una selva di grattacieli firmati da architetti di fama mondiale, i cosiddetti "archistar".

Quei grattacieli, secondo l'immagine di Renzo Piano, sono per l'appunto le "aringhe rosse" che servono a distrarre l'attenzione da quel che germoglia intorno: quartieri selvaggi, simili a quelli che hanno assediato la Roma dei palazzinari. O "caricature di città" nella città, come dice l'architetto Mario Botta.

Dalla Bovisa all'ex Ansaldo, da Porta Vittoria a Porta Nuova - Garibaldi-Repubblica, dal Portello a Montecity-Santa Giulia, sono venticinque i grandi progetti, lottizzati tra i gruppi immobiliari con le immutabili regole del manuale Cencelli - tot a me, tot a te - che stanno cambiando lo skyline meneghino insieme a quelli del potere e delle ricchezze immobiliari d'Italia. Quanti sono i grattacieli che svetteranno a far ombra alla Madonnina? C'è quello nuovo della Regione a Garibaldi, monumento alla grandezza del governatore Roberto Formigoni, poi un'infinità di grattacielini "alla lombarda", una trentina di piani o poco più, tipo l'attuale Pirellone, definiti non proprio grattacieli, secondo la contabilità americana o asiatica, ma "case-torre".

È nell'area della vecchia Fiera la nuova fiera dell'"aringa rossa". Si chiama CityLife, un affare da due miliardi, che prima ancora di partire è costato 523 milioni di euro, il prezzo pagato alla Fondazione Fiera per i 23 ettari (che diventano 36 con le aree limitrofe) acquistati dalla cordata immobiliar-assicurativa vincente.

Domenica 11 maggio 2008. È quel giorno che una nuvola di polvere oscura i palazzi novecenteschi che si affacciano nella zona dell'ex Fiera, tra viale Boezio, Piazza VI Febbraio, via Gattamelata, Largo Domodossola, piazza Giulio Cesare, via Eginardo. Un'imprecisata carica di esplosivo ha sbriciolato in pochi secondi il Padigione 20, 230 mila metri cubi di calcestruzzo, per far luogo al mitico Central Park meneghino, che certificherà il Nuovo Rinascimento di Milano. È lì che sorgeranno non uno, ma tre grattacieli. Il più alto, di 209 metri firmato dal giapponese Arata Isozaki, il secondo di 170 metri dall'irachena Zaha Hadid e il terzo di 140 metri, quello a forma di banana che ha ferito il buongusto persino del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, progettato dall'americano Daniel Libenskind.

"Milano è piena di gente che ha il membro storto - ridacchia Umberto Eco - ce ne sarà uno in più e prenderà il Viagra". Intorno 140 mila metri quadri di edilizia residenziale e 100 mila di uffici, il tutto in cinque mega-blocchi di altezza variabile tra i cinque e i venti piani, protetti da un sistema di "torri di guardia del quartiere". E il Central Park? Spezzettato lì in mezzo, tra i blocchi svettanti verso il cielo.

Per non inorridire, non dovete affacciarvi oggi a una delle porte della ex Fiera, da cui non vedreste che un deprimente paesaggio lunare, o soffermarvi nel cratere vuoto di Porta Nuova, dove scaricano travi da 30 metri che dovranno sorreggere un tunnel stradale. Dovreste invece passeggiare intorno ai plastici esposti in uno show-room che i padroni di CityLife, cioè Ligresti, i Fratelli Toti della Lamaro, gli stessi immobiliaristi che spadroneggiano a Roma, insieme a Generali e Allianz hanno voluto a piazza Cordusio, cuore della Milano bancaria. O, ancora meglio, farvi mostrare il rendering, cioè le simulazioni al computer, come consigliano Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa nel loro libro "Milano da morire", dove con ironia raccontano visioni paradisiache di grattacieli scintillanti in un cielo di purissimo azzurro. Come a Milano si vede non più di dieci giorni l'anno.

Ligresti chi? Sì, proprio quel Salvatore Ligresti della Milano da bere craxiana. Si dice che a volte ritornano, ma nonostante le condanne di Tangentopoli, la prigione, l'affidamento ai servizi sociali, don Salvatore, come lo chiamano, non se ne è mai andato. Oggi controlla buona parte dei sei principali progetti immobiliari milanesi, che valgono 7 miliardi di euro: non solo CityLife, ma anche Porta Nuova-Garibaldi. E non c'è a Milano chi non corra a baciare la pantofola del finanziere pregiudicato, originario di Paternò, provincia di Catania.

È cambiato soltanto l'azionista di riferimento politico (ma chi è azionista di chi?) in quell'intreccio di mediazioni opache tra mattoni e finanza, tra affari e politica, che l'ex capitale morale non ha mai dismesso e che ha rilanciato entusiasticamente con il miraggio dell'Expo. Prima era Craxi, che si narra sia stato accompagnato proprio dall'uomo di Paternò in visita al conterraneo Enrico Cuccia, allora dominus del capitalismo italiano. Oggi è quella Milano della politica senza qualità, sospesa tra postfascismo, berlusconismo, leghismo e integralismo affaristico ciellino.

Di Craxi resta Massimo Pini che, passato ad An, ricopre ruoli importanti nella galassia assicurativo-cementizia di Ligresti. Ma la costante è la famiglia La Russa di Paternò, il cui capostipite Antonino, antica autorità missina di Milano, seguì amorevolmente quasi cinquant'anni fa i primi passi del compaesano che fu scelto per sostituire a Milano gli ormai inaffidabili fiduciari Michelangelo Virgillito e Raffaele Ursini.

Ignazio La Russa presidia il ligrestismo al governo, il fratello Vincenzo e il figlio Geronimo siedono nel Consiglio della ligrestiana Premafin. Berlusconi, che quando faceva il palazzinaro non amava il concorrente nel cemento e nel cuore di Craxi, ora rischia d'imparentarsi con lui, dal momento che uno dei figli giovani è fidanzato con una nipotina Ligresti.

Le solite facce, i soliti nomi. A Milanofiori e ad Assago c'è Matteo Cabassi, quinto figlio di Giuseppe, "el sabiunatt" degli anni Settanta. È titolare di una parte dei terreni a destinazione agricola su cui sorgeranno le opere dell'Expo. Cedendoli al Comune si troverà 150 mila metri quadrati edificabili. A Porta Vittoria si sono fermati i lavori dopo l'arresto di Danilo Coppola. A Santa Giulia, sud-est di Milano, area Montedison, e a Sesto San Giovanni nell'area Falck, sta affondando un altro furbetto. È Luigi Zunino, esposto con le banche, soprattutto Intesa-San Paolo, per 2 miliardi.

Con questi chiari di luna, riuscirà l'immobiliarista piemontese a fronteggiare il debito vendendo i palazzoni residenziali di Rogoredo che fanno da sfondo alla nuova sede argentea di Sky-Tv? Forse quelli di edilizia convenzionata a 2-3 mila euro al metro quadrato. Ma quelli di lusso progettati da Norman Foster, a 7-10 mila? Chissà se arriveranno fondi del Dubai a riprenderlo per i capelli.

Ligresti, Cabassi, i furbetti, Pirelli RE, i texani di Hines, Luigi Colombo, Manfredi Catella. Vecchio e nuovo - dice l'urbanista Matteo Bolocan Goldstein - "convivono nella modernizzazione equivoca di Milano, in una dimensione opaca, con una poliarchia solipsistica che non fa sistema". Chi più chi meno, tutti lavorano con la cosidetta "leva finanziaria", che in pratica vuol dire i soldi delle banche. Sui 7 miliardi finora investiti sulla carta, sei, circa l'85 per cento sono di Intesa-San Paolo, Unicredit, Popolare di Milano, Monte dei Paschi, Antonveneta e Mediobanca, mentre la Banca d'Italia giudica corretta una quota del debito non superiore al 70 per cento rispetto al totale e un'equity del 30 per cento, cioè di investimento di tasca propria.

Sarà rispettato adesso, in piena crisi finanziaria globale, il "lodo Draghi" e, se sì, cosa capiterà dei mille e mille progetti cementizi già avviati o che stanno per partire? Chissà se la salvezza, o il disastro, verrà dal progetto dell'assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli, definito dal suo ex collega Vittorio Sgarbi "coerente e leale vandalo integralista", che vuole una Milano con 700 mila abitanti in più, portandola da un milione e 300 mila a 2 milioni tondi.

Come? Con più volumetrie ai palazzinari privati, aumentando gli indici di edificabilità di un terzo, da 0,65 a 1, o - precisa - "anche di più", con vincoli e regole ridotti al minimo. Una Milano da 2 milioni? "Una favola campata in aria", per Gae Aulenti. Vi immaginate le centinaia di migliaia di persone che dal 1974 hanno lasciato le cerchie cittadine per rifugiarsi nell'hinterland, che tornano come in un controesodo biblico perché Masseroli fa l'housing sociale a 2 o 3 mila euro al metro? In Consiglio comunale si battaglia sul progetto Masseroli tra carrettate di emendamenti.

Se mai, bisognerebbe occuparsi del destino delle decine di migliaia di metri cubi di uffici sfitti e dei nuovi che stanno per arrivare sul mercato invece che del cemento fresco, avverte l'architetto Stefano Boeri. E non dimenticare che Milano è una "città costretta", come la definisce Bolocan, che, con Renzo Piano, retrodata agli anni Sessanta e Settanta l'era milanese più fervida di sviluppo. "Due milioni di abitanti?" si chiede perplesso anche Carlo Tognoli, che dal 1976 fu sindaco per un decennio: "Nel dopoguerra ci fu il piacere della crescita, poi ci si accorse che la crescita non poteva essere esagerata".

La Milano metropoli da due milioni, piccola Londra o New York ma senz'anima, sembra replicare l'apologo della ricottina, quello della pastorella che camminando verso il mercato aumenta via via il valore teorico della forma da vendere che trasporta in bilico sulla testa. Finché la ricottina cade e si spiaccica per terra. Ciò che rischia di accadere per l'Expo. "Sarà sicuramente un fallimento", sentenzia Sgarbi, accusando "Suor Letizia", che lo ha licenziato da assessore mettendo al suo posto a gestire la cultura un culturista, nel senso di body builder, di essere un sindaco inadeguato, che annaspa tra le contraddizioni.

Per di più assistita da Paolo Glisenti, che egli giudica "l'elaborazione intellettuale del nulla" e che il titolare del salvadanaio Giulio Tremonti, che lo ha in uggia, farà di tutto per non favorire: "Dimenticatevi che lascerò tutto in mano alla Moratti", ha avvertito il ministro. Durante la campagna-acquisti di voti per l'Expo dei paesi minori, costata dieci milioni, sono stati regalati scuolabus nei Caraibi, borse di studio nello Yemen, in Belize e altrove, il progetto di una metrotranvia in Costa d'Avorio, una centrale del latte in Nigeria, bus dismessi a Cuba e quant'altro.

Ma adesso viene il difficile. Tolti i 4,1 miliardi necessari per realizzare il sito fieristico, mancano quasi tre miliardi per le opere infrastrutturali essenziali (metropolitane, ferrovie, stazioni, raccordi, strade) e 6 miliardi per le infrastrutture "minori". Il sogno della Milano da mangiare, che rischia di infrangersi come la ricottina della pastorella, oltre a 65 mila nuovi posti di lavoro dal 2010 al 2015, vagheggia 29 milioni di visitatori, 160 mila al giorno per sei mesi, che porteranno un indotto di 44 miliardi di euro. Ma perché quasi trenta milioni di persone dovrebbero venire a Milano nell'estate 2015? Per vedere il grattacielo-banana? Per una mostra sull'alimentazione? Saragozza è stata un flop.

Pazienza. A Milano, comunque vada, nel terzo lustro del nuovo secolo potremo lasciare l'auto nel parcheggio di cinque piani scavato sotto la Basilica di Sant'Ambrogio, nel parco medievale più importante della civiltà lombarda. Un insulto cui la borghesia intellettuale di Milano non vuole rassegnarsi. E tra le aringhe rosse avremo la città dei developers, "una città che si prostituisce al miglior offerente". Parola dell'architetto inglese David Chipperfield.

(La Repubblica 26 novembre 2008)


Chi l'avrebbe mai detto vero? Eppure quando parlano Grillo, Travaglio o Di Pietro si urla allo scandalo, etichettandoli come brigatisti e rivoluzionari, attentatori della democrazia e della libertà. Peccato che quando poi le loro parole prendono forma, come un puzzle che pezzo dopo pezzo svela l'immagine, nessuno si prenda la briga di chieder scusa o ripescare tra le fatidiche parole. Tutto regolare, come fosse un nuovo scandalo (uno dei tanti) anzichè annunciato da più parti. Nessuno scopo di lucro si attribuiva ai fatidici eroi, solo coraggio e capacità imprenditoriali.
Daltronde che scopo di lucro poteva esserci in degli immobiliaristi che all'improvviso decidono di acquistare una compagnia aerea in fallimento!
Viva la compagnia di bandiera allora, orgoglio del popolo itaiano, salvatrice nostrana immolatasi per la patria. Viva il conflitto di interessi che ormai è depositato sul territorio come la polvere. Viva il clientelarismo e le tangenti che ormai hanno sostituito la moneta come merce di scambio. Viva la solita vechia Italia, piena di ottimismo e slogan da dare in pasto al popolo, selvaggia e appetibile per gli sciacalli che sanno come e con chi fare affari.
"Ci pisciano a dosso e ci dicono che piove" direbbero taluni.
Usciamo dal torpore, svegliamici da questo letargo mentale, facciamolo con le nostre forze perchè in questo paese non passa il principe azzurro!!!

martedì 25 novembre 2008

D'Alema, il piu' uguale degli altri



Magari tante persone ancora non sono bene informate o non conoscono i fatti....un po' di cultura personale per continuare a cullare l'utopia di una sinistra finalmente libera!

Puntata del 24 Novembre 2008 di "Passaparola", rubrica settimanale condotta da Marco Travaglio in diretta streeming alle ore 14.00

passaparola

Parole di Mario Di Carlo



Parla Mario Di Carlo dopo la rinuncia alla delega ai Rifiuti.
"Nessun rapporto sentimentale con le figlie di Cerroni"

"Non ho dormito tutta la notte
Sono stato un ingenuo"

di CECILIA GENTILE


"Non ho dormito tutta la notte Sono stato un ingenuo"

L'assessore Mario Di Carlo



"E' stata un'imboscata". Subito dopo aver riconsegnato la delega ai Rifiuti al presidente Piero Marrazzo, Mario Di Carlo, assessore regionale alla Casa, si sfoga.

Perché un'imboscata, assessore?
"Perché c'è stato un momento in cui il giornalista di Report ha detto: "L'intervista è finita" e io mi sono ritenuto libero di parlare".

"Ma il giornalista Paolo Mondani sostiene che non le ha teso un tranello, che la telecamera è rimasta accesa e lei con il microfono attaccato. Che addirittura lui ha cambiato la cassetta davanti a lei e le ha chiesto di ripetere...".
"Ma io che ne so? Mi sono fidato. E' colpa mia, sono stato un fesso. Io vengo da uno sport, il rugby, molto duro, ma leale, dove le imboscate non si fanno".

Quello che è successo le ha fatto male?
"Mi ha distrutto come persona. Non ci ho dormito questa notte. Quella intervista mi ha confezionato come una macchietta, come una persona rozza e volgare e probabilmente anche corrotta. Sembra che io sia in attesa di avere l'eredità di Cerroni".

Ma lei quelle cose le ha dette.
"Sì, ma ho parlato per tre ore. Nelle due ore, quelle che credevo fossero la vera intervista, ho spiegato del piano rifiuti, delle politiche sulla raccolta differenziata, ho sottolineato che nel Lazio non c'è il monopolio sulla termovalorizzazione e sulle discariche. Ma niente di tutto questo è stato mandato in onda. Nell'intervista sfatavo anche una leggenda metropolitana, quella che mi attribuiva una relazione sentimentale con una delle due figlie di Cerroni. Lo ribadisco: non ho mai avuto una relazione di questo genere, ma solo un rapporto di amicizia con Cerroni, l'ho sempre rivendicato e lo continuo a rivendicare".

Querelerà Report?
"No, non ho mai querelato nessuno".

Cosa le ha detto il presidente Marrazzo quando le ha riconsegnato le deleghe?
"E' stato molto affettuoso. Mi ha detto: "Capisco il tuo stato d'animo, decidi tu". Io gli ho detto che era giusto così".

Alle agenzie Marrazzo ha dichiarato che non condivide la sua intervista, che i giornalisti non hanno mai colpa perché fanno il loro lavoro.
"E' un punto di vista. Lo sapevo che avrebbe detto questo e dal suo punto di vista ha ragione".

Il sindaco Gianni Alemanno, invece, ha detto che la remissione delle deleghe da parte sua è molto significativa.
"E che vuol dire? Non capisco".

Durante la puntata di Report, l'ex consigliere comunale di An Michele Baldi racconta che quando lei era presidente dell'Ama costituì un consorzio, il Ctr, inizialmente 50% Ama e 50% Colari, il consorzio di Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta, con il compito di occuparsi della raccolta differenziata.
"Il consorzio Ctr esisteva da molto tempo prima. Quando io sono arrivato in Ama, nel 1995, la raccolta differenziata a Roma non c'era e serviva una struttura che se ne occupasse. L'Ama non era in grado di farlo, allora pensai al Ctr, prima 50% Ama e 50% Colari, dopo l'Ama prese il 51%. Il Ctr esiste ancora, ma adesso è 100% Ama".

"Perché in consiglio comunale, è sempre Report che lo fa sapere, si decise l'incompatibilità della presenza di Cerroni nel Ctr e lui uscì dal consorzio. C'è qualcos'altro che le preme dire, assessore?".
"Sì, che mi scuso con tutti perché un politico accorto non deve cadere nelle imboscate".

(La Repubblica 25 novembre 2008)


Beh...del resto lui ha sempre giocato a rugby, è abituato al ferplay!
Il problema non è certo quello che ha detto ma il fatto che è stato un ingenuo.

«Voglio scusarmi ancora una volta per quello che è accaduto. Un politico dovrebbe fare attenzione a quello che dice: chi sbaglia paga e io pago. Ho capito di avere avuto un modo volgare di parlare, ma c'è anche un modo volgare di fare politica che non mi appartiene. Ho una storia e una dignità da difendere e voglio avere l'opportunità di poterlo fare» (IlSole24Ore)

Ha detto bene, un politico deve stare attento a quello che dice, non può mica dire sempre la verità!
Il problema è se qualcun'altro, come me, avverte la sensazione di essere fuori luogo, proiettato in un mondo rovesciato, perchè in questo momento la mia reazione è non sapere se ridere o piangere, se meravigliarmi o rimanere imperturbabile, se sentirmi in sintonia col mondo o reputarmi un isolato!
Oltre a essere grotteschi gli scandali, ormai sono anche grottesche le scuse e le polemiche successive, l'analisi del fatto eseguita a posteriori diventa kafkiana, non si distingue più la materia dell'indignazione. L'errore diventa l'ingenuità nell'aver pensato che la telecamera fosse spenta!
Il giornalista diventa "anti-sportivo"!
Caso mai andrebbero approfondite le parole dell'assessore, chiedendogli di andare oltre il minuto e mezzo mandato in onda su Report.
Vi prego, qualcuno reagisca di fronte a queste cose, non voglio rimanere un emarginato nella mia indignazione!

lunedì 24 novembre 2008

Tutti gli uomini del presidente



Un video sul sito di Chiodi, l'uomo che Berlusconi vuole come prossimo governatore
Promessa di colloqui di avviamento per chi si presenterà al gazebo del centrodestra

Spot elettorale offre lavoro
Abruzzo, bufera sul candidato Pdl

Accuse di voto di scambio. Storace (la Destra): "Roba da codice penale"
Il video intitolato "Tutti i giovani del presidenti" è stato poi rimosso
di GIUSEPPE CAPORALE


Spot elettorale offre lavoro Abruzzo, bufera sul candidato Pdl

Gianni Chiodi

L'AQUILA - Il Popolo della Libertà, prima ancora di vincere le elezioni, offre opportunità di lavoro in Abruzzo. Con uno spot elettorale che finisce sul sito del candidato e su YouTube. Per poi pentirsi dopo un paio d'ore e ritirare in gran fretta il tutto. "E' stato solo un errore materiale", dicono dallo staff del candidato del Pdl Gianni Chiodi. Un "errore" nel quale si diceva che tutti i giovani che si sarebbero presentati con un curriculum presso i comitati, o i gazebo, sarebbero stati chiamati, entro due mesi, per colloquio, "selezione" e "avviamento all'imprenditorialità". Ma il colloquio per entrare in questo "generatore di sviluppo economico" avverrà solo a fine gennaio. Dunque dopo le elezioni regionali. Dopo che Gianni Chiodi, candidato presidente alla Regione, voluto da Silvio Berlusconi, sarà stato - eventualmente - eletto.

Proprio Chiodi ha pubblicizzato, in prima persona, questo tipo di messaggio elettorale, registrando lo spot "incriminato". Messaggio che è stato inviato (e frettolosamente bloccato) al circuito delle tv locali. Ma che nel frattempo era stato messo su YouTube e sul sito dell candidato presidente. Dove è rimasto per alcune ore.

"Abbiamo sbagliato dvd - dicono dall'ufficio stampa -, quello spot era già stato giudicato non opportuno e a rischio di strumentalizzazioni".

Ma l'iniziativa ha prodotto anche una lettera aperta ai giovani, dai contenuti analoghi: "Correte alle Bancarelle per Chiodi Presidente, rispondete ai 'questionari di auto-selezione', prenotate gli incontri di orientamento e formazione che partiranno dal gennaio 2009... Stringiamoci la mano e scambiamoci energia".

Ma la campagna pubblicitaria in questione è durata pochissimo, perché è stata travolta dalle polemiche e con un'accusa precisa: tentativo di voto di scambio, dice Francesco Storace, il primo a saltare sulal sedia: "Lo spot del Pdl è una vergogna, un fatto gravissimo in una regione già travolta dagli scandali. Adesso presenteremo subito una denuncia alla Procura della Repubblica dell'Aquila, perché qui siamo di fronte ad un reato penale. Un bieco tentativo di strumentalizzare i giovani, di far leva sulle loro insicurezze. Il lavoro è un diritto non un favore in cambio del voto. Una roba così, non l'avrebbe fatta nemmeno Achille Lauro...".

Rabbia e indignazione invece da parte di Rifondazione Comunista. "In Abruzzo sembra che non si possa proprio prescindere dal clientelismo, ora addirittura finisce in uno spot - commenta il segretario regionale Marco Gelmini - abbiamo chiesto a Chiodi di rimuovere quel video e lo ha fatto. Resta l'amarezza di come ancora si intenda la politica in questa regione".

(La Repubblica 24 novembre 2008)


Non ho veramente parole....mi trovo quasi in imbarazzo a dover commentare cose del genere.

Forse sono queste le occasioni dove mi accorgo che sono finalmente riusciti a privare l'intero paese del senso critico e dell'indignazione. Daltronde è la legislatura dell'ottimismo, bisogna spendere e disinteressarsi delle grige parole dell'opposizione che annunciano recessione recita il Premier.....viva l'ottimismo allora e i posti di lavoro offerti dal nuovo candidato PDL!!

venerdì 21 novembre 2008

E così capita che...

...come con la bicamerale la scaltra formazione di "sinistra" si fa fregare nello stesso e identico modo.

Il caso della Commissione di Vigilanza RAI, e la sua Soluzione Villari, altro non ci dice, se non che la storia, purtroppo anche quella brutta, dalla quale non si è imparato nulla, si ripete.

La commissione bicamerale, che servì unicamente a Berlusconi per fregare e far fare all'amico D'Alema la figura del cioccolataio su temi importanti come quello del federlaismo, che poi fu introdotto, come ricordiamo, a scoppole di maggioranza dal Buon Silvio, il quale, in nome del pragmatismo e del buon governo, impose le sue decisioni, facendo la figura di chi ha a cuore la vita del paese, sono cose così fondamentali che non si può perdere tempo…

Allo stesso modo, questa volta, si è convocata una assemblea, dove si sono reciprocamente ascoltate le parti, e, grazie a una informazione distorta, si è palesata e accentuata la grande volontà di dialogo e pazienza della maggioranza, ovviamente falsa.
Alla fine del batti e ribatti, ossia alla fine del "io ti ascolto, ma alla fine si farà quello che voglio io" tutto è andato secondo i piani.

Ciò che è accaduto è che, con un colpo che ha sorpreso chi, effettivamente, è ancora abituato alla vecchia politica, come un padre fermo, se pur comprensivo, alla fine si è presa una decisione.
Come in una famiglia carica di tensioni, di liti, ecc ecc, alla fine, c'è uno che si stufa, e prende, magari di prepotenza, le redini della situazione in nome del "non si può andare avanti così!"

Questi due comportamenti, agli occhi di chi non ha una visione a più ampio spettro (si badi, non completa, perchè una visione completa ce l'hanno –FORSE- solo quelli che sono nella stanza dei bottoni) non sono altro che una gran bella cosa.

Ovvero, abituati come lo si era sin dal dopoguerra, a una politica lenta, annoiante, pedante, una politica che impiegava anni nel passare dal pensiero all'azione, ora ci troviamo davanti una persona, che fa poco o nulla, oppure fa molto e male, ma comunque fa, produce, pensa-dice-agisce, tutto rapidamente, in nome della pragmaticità, dell'innovazione necessaria al paese, della capacità di prendere decisioni, magari unilateralmente, ma col piglio di chi sa quello che vuole (per se). Allora anche questa volta una volta trovato l'uomo giusto, ossia, un vero DC che non molla mai, in onore a una ben nota italica capacità di attaccarsi alla poltrona con radici inestirpabili, si è fatto questo ennesimo colpaccio alla libertà di informazione.

La cosa è tanto più grave, nel momento in cui questo viene fatto proprio nel nome delle motivazioni opposte.

Il paradosso di un padrone di televisioni che sostiene che tali televisioni "lo dileggiano" e quindi, nonostante ciò cerca di porre rimedio in maniera equa, con un uomo dell'opposizione.

E' evidente che tutto ciò non sia altro che una ennesima mossa, riuscitissima, di

- Creare scompiglio all'interno di una minoranza già all'angolo, per mancanza di tutto (dall'ideologia che ha deciso di abbandonare per acquistare voti, al carisma che doveva sostituire l'ideologia), ma comunque piena di formidabili franchi tiratori.

Il tutto per farla sembrare ancora più incapace di quanto non sia.

- In una logica piduista, di cui non dimentichiamo le origini culturali del Buon Silvio, si comincia a parlare di una scorporatura della Rai, che, così com'è non ha più ragione di esistere, soggiogata dalla pressione dei partiti e dalla politica e bla bla bla…

Non dimentichiamoci che in nome della libertà di antenna (ex articolo 21 della Costituzione) già Gelli aveva le idee molto molto precise, e "fatalmente" si sta proprio andando in quella direzione.

Una volta infatti che si fa in modo che le cose appaiano brutte, non si fa altro che indurre l'opinione pubblica a chiederti di cambiarle.

A quel punto, si ha in pugno la situazione, basta avere i mezzi – e essere capo del governo può aiutare molto - e si fanno i cambiamenti necessari esattamente nella direzione di interesse, perché la gente media, quella che si informa guardando il TG-Com, infilato fra uno spot e un altro, in mezzo a un reality-show…non approfondirà mai, MA viene a conoscenza di un avvenuto cambiamento, ed è contenta, e quando riandrà a votare…rivota chi gli rappresenta un avvenuto cambiamento dagli schemi della vecchia e annoiante politica.

…tutto secondo i piani…

Lo stessa logica Piduista , ma accenno solo perché andrei clamorosamente fuori tema, la stanno palesando nella gestione del conflitto interna ai sindacati confederali, dove CISL e UIL sono per così dire "equivicini" al governo, mentre l'unica che dice le cose fuori dal coro rimane la CGIL…ossia, rimane il sindacato che, arroccato nella sua posizione, divinta sostenitore del vecchio, del desueto, contro l'innovazione.

La stessa cosa è avvenuta con Alitalia, dove un guazzabuglio mal gestito, sul fronte dei media, ancorchè gestito al meglio della situazione, è diventato uno spauracchio…,ne ha giovato chi sappiamo, come al solito sparigliando, e prendendo una decisione unilaterale, di cui in molti si stanno già pentendo.

Sono persuaso che questo pentimento, con l'arrivo dello tsunami economico che sull'Italia avrà un peso notevole, si estenderà a molti altri settori, ma piangere sul latte versato è inutile, ancorchè controproducente.

W l'Italica Furbizia!



Gabriele

Allego un articolo dove viene palesato e presentato "il nuovo che avanza – Un vero DC non lascia mai - :

IL PERSONAGGIO. Il presidente fa l'incredulo:
"Un altro al mio posto? Nessuno mi ha detto nulla"

L'infinita resistenza di Riccardo
"Un vero dc non lascia mai"

di ANTONELLO CAPORALE

giovedì 20 novembre 2008

VILLARI INDECENTE

"Non mi dimetto". Lo ha detto, secondo quanto si apprende, Riccardo Villari ai capigruppo, riuniti nell'ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza.

"Immediatamente dopo la nomina, a dispetto dell'alto ruolo di garanzia conferito, è iniziata all'indirizzo del presidente democraticamente eletto una lunga sequela di pressioni, minacce e offese inaccettabili per chiunque e pericolose per un parlamentare che esercita il mandato affidato dal popolo".

"Gli insulti indirizzati a me hanno colpito frontalmente il Parlamento. Per queste considerazioni decido di mantenere il ruolo di presidente della commissione di Vigilanza Rai che mi è stato affidato colo voto di parlamentari che hanno legittimamente svolto la loro funzione". Così Riccardo Villari, nella sua nota scritta consegnata al termine della seduta.

INDECENTE. Non basta quanto si sta facendo, bisognerebbe prenderlo a sberle!

mercoledì 19 novembre 2008

Leggere e riflettere.....seconda parte

Semaforo rosso
Sentendo parlare della crisi finanziaria Giulio Tremonti, così colto ed etico, vien quasi voglia di dargli ragione. Ma la realtà dei provvedimenti degli ultimi anni è diversa


Giulio Tremonti
Sentendo parlare della crisi finanziaria Giulio Tremonti, così colto ed etico, vien quasi voglia di dargli ragione. Ultime perle di saggezza, distillate al 'Corriere della Sera': "La tecnofinanza si è radicata, con la sua dinamica degenerativa, fuori da ogni controllo. E sullo sfondo si profila il supermostro: i derivati". Parole sante. Senonché la legge che consentì agli enti locali di indebitarsi a vita nel tunnel dei derivati è la n. 448 del 2001, art. 41: la prima finanziaria del governo Berlusconi-2. Firmata da Tremonti. Ancora: "Puoi anche scrivere un codice della strada di mille articoli, ma non funziona se non hai i semafori, i vigili e le multe.

Per questo si devono vietare i paradisi legali". Insomma occorre tornare a "princìpi simili a quelli del New Deal". Poesia pura. Ma chi varò, nel 2001, lo 'scudo fiscale' che consentiva agli esportatori di capitali e alle grandi organizzazioni criminali di rimpatriare i loro miliardi dai paradisi fiscali, in forma anonima e pagando il 2,5 per cento allo Stato? Sempre Tremonti. E chi, secondo la Kpmg e i giudici di Milano, nascondeva 64 società extrabilancio nei paradisi fiscali? Silvio Berlusconi, il capo di Tremonti. Un sistema, più che da New Deal, da New Dillinger. Ora però il ministro convertito ha la grande occasione di redimersi. Basta infilare nella legge salva-banche una clausoletta di due-righe-due: niente aiuti di Stato agli istituti impegnati in paesi offshore o che prestino denaro a società con filiali caraibiche.

Gliel'ha suggerito il pm Francesco Greco sulla 'Stampa', dopo aver chiesto 13 anni per Calisto Tanzi e spiegato come il crack Parmalat sarebbe stato impossibile senza i paradisi fiscali e la totale mancanza di controlli: "Chi ha accettato i meccanismi di (non) tassazione delle stock options e delle operazioni in paradisi fiscali?". Già, indovinate un po' chi è stato. All'ultimo vertice europeo, quando Sarkozy ha annunciato guerra aperta ai paradisi fiscali, Berlusconi - restando serio - gli è andato dietro: "I paradisi fiscali sono illegali, e noi da sempre siamo assolutamente contrari, sono scappatoie punibili dalla legge. Combatteremo l'evasione fiscale".

Parola di intenditore, imputato nel processo Mediaset (appena sospeso dal lodo Alfano) per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita, con l'accusa di aver gonfiato i costi di film acquistati negli Usa facendoli fittiziamente passare da una società offshore all'altra. Intanto a New Haven (Connecticut) sta per chiudersi il processo ai manager dei colossi assicurativi Aig e General Re: accusati di frode, falso in bilancio e false comunicazioni all'autorità di Borsa, gli imputati rischiano addirittura l'ergastolo. In Italia, grazie alla controriforma dei reati societari, rischierebbero al massimo una prescrizione. E chi era ministro dell'Economia nel 2002, ai tempi della controriforma? Tremonti. Quello che ora invoca semafori, vigili e multe. Che fa, concilia?


lunedì 17 novembre 2008

Primo caso di "falso in curriculum"




Volevo segnalare un articolo molto interessante pubblicato questa settimana sull’espresso e riferito all’attuale Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Prof. Renato Brunetta (qui).
Segnalo l’articolo perché a mio modo di vedere, fa emergere un nuovo aspetto interessante della nostra politica e rappresenta un unicum nel suo genere. Siamo infatti ormai abituati e direi anche con rammarico vaccinati alle classiche inchieste che portano alla luce passati poco edificanti dei nostri rappresentanti politici (processi, truffe, tangenti, conflitti di interessi etc) ma mancava ancora al già vasto repertorio il “falso in curriculum”. Si, potremmo definirlo proprio così, perché l’On. Prof. Renato Brunetta che da tempo occupa gli schermi televisivi lanciando la propria campagna anti fannullone, promettendo licenziamenti e snellimento dei conti pubblici ma soprattutto millantando una carriera di alto calibro che lo ha portato ad essere considerato uno tra i massimi esperti italiani e forse mondiali in Economia del Lavoro e aver sfiorato per questo il Nobel (ovviamente a detta sua, fatta eccezione per l’unica citazione di Riccardo Franco Levi che quindi prontamente sbandiera tronfio). Non so a voi ma a me ricorda molto Gullo, ve lo ricordate, il ragazzo del reality Campioni che aveva falsificato il curriculum dichiarando di aver giocato nel Basilea e di aver schernito Del Piero durante una partita di Coppa dei Campioni! L’unica differenza è che Gullo dopo essere stato scoperto è diventato un po’ lo zimbello d’Italia e ha addirittura rischiato l’espulsione dal reality, il nostro Ministro per la Pubblica Amministrazione invece continua a occupare salotti televisivi denigrando e delegittimando il lavoro di persone che a prescindere dalla propria condotta, percepiscono salari piuttosto esigui e non paragonabili a coloro che la finanza pubblica la gestiscono e la erodono realmente (vedere stipendi dei collaboratori del Ministro). Grillo spesso usa epitoti come TopoGigio, Testa d’Asfalto rappresentando personaggi ormai caricaturizzati e quasi, permettetemi il termine, “cartonizzati” ma la triste realtà è che forse sarebbe davvero meglio TopoGigio in persona, quello vero, quello di pezza! Torna l’ansia da risveglio, quella in cui apro gli occhi e sento il bisogno come in Matrix che qualcuno arrivi con la famosa pillola rossa per potermi risvegliare una seconda volta e scoprire che per ventotto anni ho vissuto in un modo che non era reale!



Note aggiuntive: L’On Brunetta ha risposto all’attacco dell’espresso riportando dati (qui) che smentiscono le dichiarazioni fatte nell’articolo “Che furbetto quel Brunetta”. Vorrei fare una piccola analisi su delle risposta che a me ricordano molto qualcosa di già visto. Premetto, non sono un giustizialista a tutti i costi né ritengo che l’Espresso sia l’unica fonte vera e sicura ma le giustificazioni politiche agli attacchi giornalistici cominciano a sollevare sospetti di routine. Il Ministro Brunetta si difende dichiarando una lista di pubblicazioni che a suo dire arricchirebbero il proprio curriculum, il problema è che, lanciato dalla mia curiosità, ho spulciato su internet per vedere di cosa si trattasse e mi sono accorto che tutti questi titoli non è che portassero proprio a risultati entusiasmanti. Beh, quando si parla di un quasi Nobel, mi aspetterei qualche pubblicazione su riviste importanti o quanto meno riconosciute in ambito mondiale nel proprio settore e non una serie di libri. Per carità, scriver libri non è cosa brutta ma non giustifica certo un Nobel (“Io speriamo che me la cavo ha venduto” ha venduto più di un milione di copie, “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” ne ha vendute più di tre milioni per fare degli esempi). Il mio concetto è forse anche avvallato dal fatto che come unica fonte venga sempre e costantemente citato l’articolo di Riccardo Franco Levi, forse proprio perché è l’unico!
Tocchiamo invece l’argomento immobili, in questo settore tra l’altro abbiamo precedenti da tutti gli schieramenti. Si sottolinea sempre e comunque che tutto è avvenuto nel rispetto della legge e già mi sorge spontaneo: non mi pare che nessuno abbia mai affermato che gli acquisti siano avvenuti puntando una pistola contro il venditore! Non per questo un cittadino dovrebbe di sicuro ritenersi contento quando un politico approfitta della propria posizione personale per ottenere agevolazioni di cui non avrebbe bisogno. Ricordo i casi di D’Alema e di affittopoli, dove venivano acquistati o affittati appartamenti di lusso a prezzi di case popolari e così tanti altri……non dovrei indignarmi di fronte a questo? Un idraulico fa l’idraulico per guadagnare attraverso il suo lavoro non per portarsi via i tubi con cui lavora come un calzolaio fa il suo lavoro per aggiustare scarpe e non per comprarle a prezzi ridicoli……quando accadrà che chi ci governa farà il proprio lavoro per servire i cittadini e non per usufruire dei proprio poteri a fine di lucro?

Leggere e riflettere

"...In uno "Stato legislativo", dove quel che conta è la legalità e chi esercita il potere agisce "in nome della legge", le burocrazie sono "neutrali", uno strumento puramente tecnico che serve orientamenti politici diversi e anche opposti, e le polizie hanno una funzione meramente amministrativa di esecuzione del diritto. Questo governo, in carica anche nel 2001, ha inaugurato la sua stagione "riformatrice" con ben altre convinzioni. Non vuole essere l'anonimo esecutore di leggi e norme. Non intende governare in nome della legge, ma in nome della "necessità concreta". Pretende che si muova dietro le "emergenze" (autentiche o artefatte, che siano), dietro le "situazioni" che ritiene prioritarie. Berlusconi s'immagina alla guida di uno "Stato governativo" che si definisce per la qualità decisiva che riconosce al comando concreto, applicabile subito, assolutamente necessario e virtualmente temporaneo, sempre conflittuale perché esclude e differenzia.

In questo scorcio di legislatura si sta creando così un paradigma istituzionale "duale" che affianca alla Costituzione una prassi di governo che vive di decreti con immediata forza di legge e trasforma il comando in un ininterrotto "caso d'eccezione" (immigrazione; sicurezza; Alitalia; rifiuti di Napoli; riforma della scuola).

Nello "stato d'eccezione", le polizie hanno un ruolo essenziale. Berlusconi evoca con regolarità un "diritto di polizia" e un uso della violenza o minaccia poliziesca quando i suoi obiettivi appaiono non condivisi o in pericolo (contro gli immigrati, contro i napoletani incivili, contro le proteste negli aeroporti, contro le manifestazioni degli studenti). Chi, nelle burocrazie, non sta al gioco, va a casa. Come è accaduto ieri al prefetto di Roma, Carlo Mosca, custode di una concezione di burocrazia professionale che, alla decisione politica (impronte per i bambini rom), oppone il rispetto della legge e della Costituzione.

Mosca è stato "licenziato" perché Berlusconi chiede - al contrario - che le burocrazie condividano la capacità di assumersi il suo stesso rischio politico, come fossero un'élite politica e non istituzionale e non neutrale. E' una novità di cui bisogna tener conto. E' quel che esplicitamente chiede alle polizie Francesco Cossiga con la sua "ricetta democratica".

...

Cossiga (un uomo che sarebbe sciagurato considerare soltanto uno spericolato irresponsabile) dice quel che altri, nella destra di governo, pensano soltanto. Le polizie, nello "Stato governativo" preteso dalla destra, non dovrebbero più avere soltanto una funzione di mera esecuzione del diritto, ma farsi agenti attivi della sovranità del governo, muoversi in quell'area indifferenziata tra violenza e diritto che sempre definisce, nel caso d'eccezione, il comando del sovrano e il potere delle polizie.

Ora quel che si paventa per il domani è già accaduto ieri, a Genova, durante i giorni del G8. E' accaduto proprio nelle forme augurate oggi da Cossiga. Black Bloc che distruggono la città senza alcun contrasto. Black Bloc che si allontanano indisturbati mentre appare la polizia che si avventa contro i manifestanti inermi, pacifici, a braccia alzate e, nella notte, contro i 93 ospiti della scuola Diaz che si preparano al sonno o nel garage Olimpo di Bolzaneto dove vennero ancora umiliati e torturati. Con il risultato che una generazione che, per la prima volta, scopriva la dimensione politica fu consegnata alla paura, alla solitudine, alla disillusione.

Dopo sette anni, la situazione non è diversa. Il governo è lo stesso, solo più lucido, determinato e coeso intorno alla figura del leader carismatico. Nelle strade c'è un nuovo movimento di giovani che rifiuta un progetto di ordine sociale che annuncia esclusioni e differenze, che si oppone alla caduta di ogni garanzia di eguaglianza. Che cosa faranno le burocrazie dello Stato? Che cosa faranno le polizie sospinte nello spazio stretto tra la politica e il diritto, tra la violenza e la legge? Il processo di Genova ci dice che in uno Stato che si presenta come questurino c'è chi è disponibile a un'illegalità criminale quando il dissidente diventa un "nemico" da annientare."

Sono buone ragioni per non accontentarsi di una sentenza, per non chiudere il "caso Genova" nel perimetro di un'aula giudiziaria. In un tempo di aspri conflitti sociali, già inquinati da un estremismo fascista che minaccia l'informazione, il sindacato dei lavoratori, le proteste sociali e le forme di dissenso, il Paese deve sapere se può contare su una polizia fedele alla Costituzione o dovrà fare i conti anche con una burocrazia della sicurezza gregaria di un governo che prevede il rischio assoluto, il conflitto continuo, lo "sfondamento", una polizia sottomessa a un ordine capace di riservare all'interno del Paese la stessa ostilità che si riserva a un minaccioso "nemico" esterno.

Anche ora che la sentenza di Genova circoscrive le responsabilità a pochi "fuori di testa", dalle forze dell'ordine dovrebbero giungere all'opinione pubblica limpide e inequivoche rassicurazioni. Chi ha a cuore la Costituzione, nelle istituzioni, nella società, nella politica, dovrebbe invocarle. Perché le sentenze per la Diaz e Bolzaneto più che rasserenare, inquietano. Più che medicare le ferite, le fanno ancora sanguinare."

da La Repubblica

mercoledì 12 novembre 2008

L'ennesimo calcio alla democrazia




Ho 28 anni e mi ritengo abbastanza giovane rispetto alla media nazionale. Sento spesso dire che siamo il paese più vecchio d'Europa, quello col maggior numero di anziani, eppure sembriamo avere così poca memoria del nostro passato.Una grossa percentuale di persone nel nostro paese ha vissuto la guerra e il periodo del fascismo e della dittatura eppure sembra averlo rimosso. Dico questo perchè da diverse legislature si continua a minare la libertà individuale, il diritto di pensiero e di parola. Adesso si sta per la seconda volta tentando di ripristinare un decreto per mettere il bavaglio anche alla rete (non bastavano la televisione e i giornali) e a tutti coloro che dialogano e si documentano attraverso di essa! A quando il divieto di riunirsi in più di cinque persone? Per ora il bavaglio alla rete l'ha introdotto solo la Cina, evidentemente il nostro che è un paese caritatevole ha deciso di farle compagnia! Il popolo ha ancora il potere di scegliersi i propri rappresentanti al governo attraverso le elezioni....il mio invito è di cominciare a scegliere con criterio perchè il passato non è così passato da considerarsi superato!!

Per chi volesse informarsi sull'argomento vi rimando al sito di Antonio Di Pietro

Proposta di legge N.1269

domenica 9 novembre 2008

Silvio Berlusconi inventa una nuova laurea: la laurea del “coglione”

Negli ultimi mesi mi sto facendo un bidone quadro per riuscire finalmente a raggiungere una laurea tanto attesa e in meno di un attimo ho scoperto, prima ancora di ottenerla, che già ne ho una honoris causa, sì….....”la laurea del coglione”. L’investitura l’ho ricevuta niente di meno che dal nostro presidente del consiglio, che in un suo consueto slancio di ottimismo e solidarietà, ha deciso di fare omaggio di questo titolo a tutti coloro che non hanno gradito la sua battuta (“….bello giovane e abbronzato.”) . L’odore di laurea era già nell’aria, tanto che quelli più accorti si erano già preparati all’investitura dopo che il premier aveva rilasciato a caldo un’intervista, riferendo che le sue parole erano "un grande complimento, una carineria assoluta nei suoi confronti". "Complimento" che il premier rivendica con fermezza anche dopo un'ora, quando rientrando in albergo sbottando con i cronisti che lo interrogano sulle prevedibili polemiche: "Se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a...". Eh sì…non ci voleva un bookmaker per capire che si poteva cominciare a respirare odore di laurea! Ebbene il regalo non si è fatto attendere perché la stessa sera dalle fatidiche parole sul nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il nostro presidente del consiglio, rientrando in albergo, davanti ai giornalisti che lo attendevano, non si e' sottratto alle domande ed anzi ha rincarato la dose. ''Perche'? C'e' qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendersi una laurea pubblica, ogni occasione e' buona'' (interviste riportate da “La Repubblica” in data 6 Novembre 2008).
Tra pochi mesi, conseguita anche la laurea in ingegneria sicuramente con le mie due lauree faranno la fila per assumermi….o forse no….sarà mica invece che vivo in un paese in cui è stato eletto dal popolo un presidente del consiglio ancora inconsapevole del proprio ruolo, che titola il nuovo presidente americano “abbronzato”, manco fosse un suo amico di Arcore o il suo nuovo acquisto del Milan.Stiamo diventando realmente questo o molto probabilmente lo siamo già, un paese di cui tutti ridono, i giullari d’Europa (guardare le copertine dei giornali esteri che riprendono la gaffe di Silvio Berlusconi), un paese dove succede anche che dopo esternazioni come quella fatta pochi giorni fa, la cittadinanza italiana avverta al massimo un sottile fremito di divertimento o poco più. Ma in fondo, se gli italiani l’hanno votato forse è perché la maggioranza è un po’ come Silvio Berlusconi.
Provo a lanciare un appello, un avviso ai naviganti come direbbero alcuni: possiamo anche liberarcene. Lo dice lui, tutti i giorni, prova in ogni situazione a screditarsi e noi, che siamo un po’ tutti suoi sostenitori, non siamo ancora stati in grado di capirlo. Ogni evento partorisce nuove idee per perdere consensi, per provare a uscire da questo assillo di dover fare il premier: lascia dichiarazioni ai limiti dell’accettabile, ma noi ci tappiamo le orecchie, allora ci prova a gesti, facendo le corna al ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué(qui), mimando un mitra con le mani e indirizzandolo verso la giornalista russa Natalia Melikova della Nezavsinaya Gazeta (qui), ma noi ci tappiamo anche gli occhi. Insomma….capiamolo e liberiamolo una volta per tutte da questo enorme peso, facciamolo finalmente salire sulle navi che non ha ancora visitato e alloggiare nelle ville che non ha ancora abitato!!

sabato 8 novembre 2008

...residui sul post di Grillo

Condivido molto di quello che tu dici, ho pubblicato quel pezzo di Grillo perchè la verità è che ieri mattina ho aperto il suo blog, ho letto quel pezzo e ho condiviso le stesse emozioni. Non era tanto un analisi di tipo politico, una descrizione delle differenze tra paesi o tra politici, era il messaggio del malessere che in quel momento provavo anch'io. In realtà l'accostamento a Obama non va letto in chiave di contenuti bensì dal punto di vista della persona, di cosa ha fatto, di come l'ha fatto. L'America non ha ribaltato le proprie idee all'improvviso, spinta esclusivamente da fattori esterni di crisi e di malcontento, ma è stata trainata in questo cammino da una persona. Entrambi i candidati hanno cercato il distacco dal passato ma uno solo è entrato nel cuore della gente con prepotenza, e questo elemento non è tanto rappresentato dalla vittoria elettorale quanto dall'enorme divario che è riuscito a produrre. Esaminiamo la campagna elettorale di Obama: è stata costruita stato per stato, città per città e quando necessario porta per porta. E' stata la vittoria di un uomo che ha avuto il carisma e l'attrazione per coinvolgere milioni di persone regalando un'idea di futuro migliore. Questo era il messaggio e lo spirito del post: nel nostro paese quelli come me, come te, e tanti altri come noi, hanno subito un colpo moralmente duo perchè la nostra realtà è alzarsi la mattina e non vedere nulla di tutto ciò, la nostra realtà è trovare un paese che ovunque emana un tanfo di vecchio, di stantio, incapace di regalare il benchè minimo raggio di luce nuova. Gente come me, come te e migliaia come noi si alzano la mattina, ancora pregni di quella rabbia sociale che ogni giorno ti rimane addosso, nella pelle, nei vestiti, come lo smog, leggono i giornali o accendono la tv, vedono Veltroni (e la sinistra tutta) e pensano: "No I can't"! La differenza nella politica la fanno le persone perchè non è di un concorso che stiamo parlando, dove chi è più bravo raggiungerà il punteggio migliore, ma di carisma, personalità, strategie di campagna elettorale e uomini, uomini capaci di raggiungere l'anima delle persone e rappresentare per loro una svolta. Io ogni giorno non vedo un governo ombra ma cittadini ombra, un'enorme fetta di popolazione che da 15 anni ha perso ogni tipo di riferimento, la cui vita si è ridotta a casa-lavoro nella speranza di raggiungere il posto fisso e non avere il mutuo da pagare. La gente nuova non esiste e l'odore di vecchio permane, rimangono nel PD i soliti noti, i soliti pregiudicati, i soliti temi, si è solo dato quel nuovo abito un po' più british (nell'aspetto non nei contenuti). E' vero, magari con un'informazione migliore i nostri leder di sinistra apparirebbero un po' migliori, meno peggio di quel che sembrano, ma rimarrebbero alla guida due persone opposte, una con tanto cuore e poche capacità comunicative e una con più capacità comunicative ma poco cuore.
Su una cosa ha ragione Berlusconi: Veltroni ha 4 anni di tempo per prepararsi. E visto che è un dato di fatto che non possa fare leva sui mezzi di informazione, i consensi dovrebbe cominciare a prenderseli giorno dopo giorno nelle piazze, nelle città, porta a porta se necessario. Non le manifestazioni una tantum che continuano a ricordare molto i vecchi girotondi, sempre a Roma, sempre lontane dalle persone, ma fisicamente luogo per luogo in tutta Italia, portando nuovi messaggi, nuovi sogni, nuove idee, vicine a quei milioni di cittadini ombra. Perchè Obama non ha avuto il fardello dei media, ma quanti muri ha sgretolato, quali difficoltà ha saputo attraversare acquisendo ogni giorno più energia, più forza più consensi. Beh, questo era fondamentalmente il messaggio morale che ho letto nel post di Grillo e questo è il disagio che continuo a provare e che provoca invidia nei confronti di un popolo che con tutti i suoi difetti ha avuto il suo messia!

mercoledì 5 novembre 2008

Italia - USA

Io penso che ogni nazione e ogni popolo abbiano i propri lati positivi e i loro lati negativi.
Gli USA sono riusciti a eleggere e rieleggere Bush, a fare guerre, a non concedere l'assistenza pubblica gratuita, a perseverare nel concedere il porto d'armi, a mantenere la pena di morte, ecc, ecc (ovviamene molte cose valgono solo in certi Stati e in altri no). L'Italia è riuscita a eleggere 3 volte il nanetto malefico, a avere varie società statali in fallimento, a organizzare i massacri del G8 (troppa gente se ne sta già dimenticando!!!), a permettere il revisionismo del fascismo, ecc, ecc.
Insomma, ogni nazione ha le sue e ogni popolo rimane massa. E questo concetto si potrebbe espandere per qualsiasi Paese.
Eppure, secondo me, in questo momento storico l'Italia è diverso da tutte le altre nazioni (e non per le differenze tra Veltroni e Obama)!!!
L'Italia è diversa da tutte le altre perchè è in uno stato di assedio mediatico da troppi troppi anni e i poteri forti nazionali ormai sono quasi tutti assoggettati a tale potere o vengono da esso attaccati sistematicamente e quotidianamente (vedi la Magistratura). E il dramma vero e proprio è che non c'è ribellione a questa situazione, non c'è fermento e discussione nel ceto più povero (quello che indirettamente ne paga le conseguenze più pesanti), non c'è lucidita nel leggere la situazione e proporre delle contromosse che comunque verrebbero annientate.

Io non me la prendo con Veltroni o con la Sinistra, allora cosa dovremmo dire a Bertinotti, ai Verdi e a Diliberto? Io non me la prendo con la gente, perchè è massa, nè più nè meno ignorante delle masse degli altri popoli, io propongo e promuovo una RIVOLUZIONE CULTURALE che sovverta questo stato di cose, ma non direttamente, semplicemente (si fa per dire) passando dalla rivoluzione del mondo dei media e dell'informazione.
Non è vero che internet stia sorpassando la televisione, non è vero in Italia e neppure negli USA (si legga 'L'Assalto alla Ragione' di Al Gore, uno che di queste cose se ne capisce!!!). E' vero che ogni mezzo di comunicazione ha influenze diverse sul cervello degli esseri umani, e la televisione ha un potere dirompente, non eguagliabile da nessun altro mezzo!!!!

Riformiamo lo stato della comunizione in Italia e troveremo anche noi il nostro Obama, ...oppure scopriremo che i vari Veltroni o Prodi non erano assolutamente come mamma televisione è riuscita a farli apparire a tanti italiani.

L'insopportabile pesantezza di Obama

"Obama ha vinto. Sono contento, ma soffro più di prima. Obama ha dichiarato: “Gli Stati Uniti sono il posto dove tutto è possibile”. Guardo il mio Paese dove niente è possibile. Un piduista capo del Governo. Un’opposizione indecente. L’informazione sotto controllo. E mi viene il magone.
Obama, giovane, colto, slanciato, intelligente, di colore, parla di futuro, di innovazione. “Il cambiamento è arrivato”, ha detto. “La nostra vittoria è partita dal basso”. Da noi quando arriverà? Gerontocrazia e oligarchia regnano. I Berlusconi, i Napolitano, i Gelli, gli Andreotti sono vecchi che viaggiano tra i 70 e i 90 anni. Vogliono vivere in eterno, fino a 120 anni.
Il Paese è una stanza piena di aria viziata. Il puzzo del potere ci ha contagiato. Non sentiamo più il nostro stesso odore. Chi vuole aprire la finestra, portare venti di cambiamento, puliti, onesti, viene massacrato come fu Borsellino, come fu Ambrosoli. O emarginato, combattuto dalle istituzioni e dai media. Come De Magistris, come la Forleo.
Immaginate Obama che, come primo atto di Governo, dichiara la sua immunità per legge per salvarsi da un processo di corruzione. Durerebbe poche ore, poi dovrebbe fuggire all’estero. Pensate a Obama che parla di inceneritori e di centrali nucleari, avrebbe vinto McCain. Obama è una speranza, Veltrusconi una condanna.
Mi sento addosso un senso insopportabile di pesantezza. Avverto più di prima un tanfo di arteriosclerosi nelle strade. L’Italia stanotte è invecchiata di colpo. Ci guardiamo allo specchio e ci spaventiamo. Cosa siamo diventati? Cosa ci aspetta senza un cambiamento radicale? La Rete ha annunciato per prima la vittoria di Obama, 3.000 comuni italiani su circa ottomila sono senza ADSL. Peggio dell’Africa, ma con il digitale terrestre d’antiquariato.
Scusate, devo riprendermi. Obama mi ha tirato un colpo basso, da oggi sarà più difficile capire perché viviamo, perché dobbiamo vivere in questo sfascio. La Rete è stata fondamentale per la sua campagna, è un segnale della fine dei giornali e delle televisioni. La rivoluzione in Italia, se ci sarà, non sarà televisiva. Informiamoci e informate in Rete, senza sosta. Forse la finestra si spalancherà, belin. Loro non molleranno mai, noi neppure."

Beppe Grillo 5 Novembre 2008

lunedì 3 novembre 2008

Le mille interpretazioni dei dati Ocse

In questo ultimo periodo, il mio interesse in merito alle nuove riforme in materia di istruzione, mi ha portato a seguire un po' di dibattiti televisivi e vista la mia natura autolesionista anche qualche blog di temerari sostenitori della riforma. Beh....lo scenario è inquietante! In realtà tutta questa disinformazione non dovrebbe stupirmi molto eppure il fatto di non aver mai visto una tabella OCSE in "carne e ossa" mi ha lasciato alquanto perplesso!! Beh sì....in realtà di dati son pieni i talk-show, ma come vengono passati questi dati? In tutti i modi possibili e immaginabili eccetto che dalla fonte! Uno immagina che quando si parla di dati OCSE vengano proiettate delle tabelle estrapolate dal documento ufficiale "Education at a glance" redatto dall'ente stesso, e invece viene trasmesso di tutto eccetto quelle tabelle! Ecco quindi che le nuove fonti diventano l'articolo su La Repubblica (che spiega il documento OCSE quindi perchè non tradurre direttamente il documento), il pensiero degli economisti di Noise Froma Amerika che trattano l'argomento citando nuove interpretazioni date da Roberto Perotti, l'intervista a Umberto Eco e chi più ne ha più ne metta! Il solito leitmotiv: al cittadino viene precluso il diritto di conoscere e quindi il diritto di critica cancellati dall'unico vero diritto, quello di essere indottrinati!
Comunque per un'informazione corretta pubblico i dati OCSE reali:

Link del sito ufficiale OCSE con relativo documento "Education at a Glance 2008: OECD Indicators":
www.oecd.org/document/9/0,3343,en_2649_39263238_41266761_1_1_1_1,00.html
(qui)

Le tabelle si possono trovare nei link in fondo alla pagina:

Indicator B1: How much is spent for student
Cliccando si apre un foglio exel con relative tabelle.
Foglio T_B1.1a sotto la voce All Tertiary Education (quella che riguarda l'università)

Indicator B4: What is the total public spending on education?
Foglio T_B4.1 ci sono 2 grandi colonne; quella di sinistra (total public extenditure) è la % di spesa per l’educazione sul totale della spesa pubblica; quella di destra (GDP) è la percentuale sul PIL; per entrambe la voce di riferimento riguardante l’università è Tertiary Education.

NOTA AL TIMONIERE: gli unici ad aver letto e a publicare i dati reali sono i giovani che da due settimane occupano le piazze......andate a ripetizione