giovedì 25 settembre 2008

Alitalia: penultima puntata

Bisognerebbe partire dall'ignoranza degli italiani...



e concludere che le cause sono sempre le stesse...


Il sondaggio di ieri de La Repubblica è emblematico: i MassMedia (ovviamente LA TELEVISIONE) sono riusciti a non far capire nulla agli italiani del caso Alitalia. O meglio, sono riusciti a distrarre gli italiani dalle cose importanti e a confonderli con tematiche del tutto politicizzate e insensate.

La cosa più ovvia: l'offerta di Air France di qualche mese fa (governo Prodi) era infinitamente migliore del porcaio Cai.

I numeri (e molti dati di fatto) lo dimostrano: debiti accollati, know how del compratore, serietà imprenditoriale, ecc...Gli italiani non lo hanno capito.

Pensano di aver capito il ruolo dei piloti nella vicenda, pensano di aver capito cosa ha fatto bloccare o sbloccare la trattativa, pensano al valore della bandiera aziendale.

Ciechi!!! Non c'è altro aggettivo che mi venga in mente.

Ciechi non solo per propria incapacità di guardare, ciechi perchè i binocoli che gli sono stati dati per poter vedere fino a Roma in realtà avevano le lenti oscurate!!! C'erano ancora i tappi!!! Anzi deviavano la vista verso una realtà del tutto falsata.

Se ora si chiude, con anche l'accordo di piloti, hostess e steward, con anche Air France nella partita, è comunque una schifezza, un'immonda schifezza!!!
Rimane una presa per il culo.
Rimangono tutti i debiti sulle spalle degli italiani.
Rimane che doniamo la parte positiva della società a un insieme di imprenditori (scelti in modo dittatoriale) che già ci hanno preso per i fondelli per troppo tempo.
Rimane che non ci sarà più concorrenza tra Alitalia e Airone con conseguente aumento del costo dei biglietti.
Rimane che in Italia non è mai il mercato e la meritrocazia a comandare.
Rimane l'immagine del nanetto malefico che è riuscito a risolvere un altro dramma italiano...lui, salvatore della patria, che è l'unico ad avere il pugno duro.
Rimane l'immagine dei sindacati, oltre che incapaci a fare il bene della compagnia per decenni e decenni, piegati dalla forza del governo...(si intende...parlo di immagine...la realtà è un pò diversa)
Rimane Veltroni, che se vuole continuare a vantarsi dei propri meriti per essere riuscito a titar fuori il Governo da un vicolo cieco, non può dire tutto ciò che di brutto rimane (causato dal Governo)!!!

Rimane che ce lo siamo presi un'altra volta in culo. Noi tutti italiani. Ma in particolare quelli che capiscono...perchè sono gli unici che si fanno il sangue marcio da quando aprono la mattina il giornale o il web fino a quando vanno a letto dopo una bella puntata di Porta a Porta.

venerdì 19 settembre 2008

Condivido Ezio Mauro

"MENTRE Alitalia muore e i mercati vanno in fiamme, gli uomini di Berlusconi hanno avuto ieri sera l'unica preoccupazione di occupare le televisioni per dare la responsabilità alla sinistra, alla Cgil e addirittura al Pd, che in realtà è sembrato piuttosto assente dalla vicenda. In questo modo si conferma soltanto la torsione anomala di una partita che dovrebbe essere economica e industriale mentre è invece politica e ideologica.

Per ragioni di pura convenienza politica in campagna elettorale Berlusconi (aiutato dalla cecità dei sindacati) si è opposto alla soluzione Air France, in condizioni ben più favorevoli dei mercati finanziari e petroliferi. Per ragioni ideologiche ha giocato su Alitalia la doppia carta del salvataggio eroico e dell'italianità preservata, scavalcando Tremonti per avocare a sé la vicenda.

La vittima è il mercato, con le sue regole. Perché è nata una cordata, ed è nata italiana: ma al prezzo di separare gli attivi di Alitalia dai passivi, consegnare i primi alla nuova compagnia e i secondi ai contribuenti, sospendere l'Antitrust, radunare tra i soci una somma impressionante di conflitti d'interesse. Alla fine la corporazione dei piloti ha detto no per difendere privilegi indifendibili, e la Cgil ha preferito non farsi scavalcare, con una posizione più incerta che autonoma.

La partita è sfuggita di mano al salvatore, che probabilmente proverà prima a lucrare sulle resistenze sindacali, poi cercherà un colpo di teatro, anche alla luce dei salvataggi americani. L'interesse del Paese è che il mercato prenda il posto dell'ideologia, almeno in extremis, che Fantozzi faccia il commissario e non il ministro delegato, che gli imprenditori cerchino il rischio e non i favori, che le banche finanzino il mercato e non la politica.

C'è un ultimo spiraglio per far incontrare un vettore aereo europeo interessato al nostro parco viaggiatori con quel tanto di effettiva imprenditorialità italiana residua. Sostituendo infine l'eroismo con il realismo, l'italianità con l'Europa. "(Ezio Mauro)

Aggiungerei solo che i salvataggi negli USA sono "quasi necessari" per preservare l'intero sistema finanziario (che ovviamente incide anche sul terreno economico...). Alitalia da sola verrebbe salvata per Alitalia, nulla di più...

giovedì 18 settembre 2008

Alitalia: osservazione e commento

Prima cosa: sicuramente non siamo ancora ai titoli di coda, e aggiungo, senza vergognarmene, purtroppo!!!!

Poi vorrei far notare una cosa: nel caso in cui oggi si fosse chiusa la trattativa con la firma di tutti i sindacati sarebbe passato un singolare concetto. Il governo sarebbe riuscito a salvare Alitalia, e a mettere daccordo tutti, compresi i sindacati. Sarebbe avvenuto il miracolo. I giudizi sarebbero stati positivi...Mi chiedo: perchè? Consideriamo un caso ideale...E' possibile che una società statale vada malissimo, il Governo la finanzi e il sindacato faccia il suo lavoro ottenendo il massimo per i lavoratori! Più o meno è ciò che poteva accadere su Alitalia...Dov'è l'inghippo? Che non esiste un sindacato per gli italiani, quelli che pagano le tasse permettendo ai governi di rifinanziare le società statali indebitate! A dire il vero si potrebbe aggiungere un'altra cosa: questo "sindacato degli italiani" in realtà esiste, sono gli italiani stessi che alle elezioni possono esprimere il proprio giudizio sul Governo. L'inghippo vero è proprio è sempre lo stesso: la mancanza di informazione oggettiva. Quanti sanno che la divisione in due di Alitalia sarebbe andata a pesare sullo Stato? e quindi su noi italiani? Se quasi tutta la comunicazione italiana passa nelle mani della stessa persona che capeggia il Governo è ovvio che qualche problema c'è...e il "sindacato degli italiani" è, per così dire, condizionato...

Ora allego il commento di un lettore sul corriere:"Alitalia avrebbe dovuto essere dichiarata fallita dieci anni fa, ma siccome gli italiani sono brava gente, dopo questa tragicommedia mediatica metteranno le mani al borsellino per salvarla. Questo insistere sulla necessità di una 'compagnia di bandiera' e' assurdo, l'Alitalia non merita di sventolare il tricolore. Con gli svariati amministratori che hanno prodotto perdite abissali tranne che nel loro conto in banca, il pessimo servizio a bordo e a terra, il personale viaggiante che vola un numero di ore mensile inferiore a quello di altre compagnie e con stipendi superiori, quale onore ha dato in questi anni alla bandiera italiana? Nessuno. Nel resto del mondo le aziende nascono e muoiono secondo le leggi del mercato. Colaninno e friends avranno un regalo costituito da una societa' ripulita, le cui azioni potranno essere rivendute a chi gli aerei sa farli volare, per esempio all'Air France contro la quale Berlusconi aveva gettato tonnellate di fango alla vigilia delle elezioni. Eppure Air France si sarebbe assunta tutti i debiti di Alitalia, aveva concordato un massimo di esuberi nella misura di 4000 dipendenti a fronte dei 5-7mila che l'attuale operazione prevede a carico di imprese private e della cassa integrazione speciale, cioè i soldi nostri. Perche' quell'accordo non e' stato portato a termine? La risposta e' semplice: non si doveva dare al precedente governo la soddisfazione di concludere il suo mandato con un successo economico di così grande rilevanza. La faccenda Alitalia è intrisa di miope campanilismo paesano, contro ogni regola di mercato ed all'insegna della piu' classica imprenditoria all'italiana secondo la quale le grandi imprese - pubbliche e private - pubblicizzano le perdite e privatizzano i profitti. Alla faccia dei cittadini, dei piccoli imprenditori e dei professionisti che continuano a tirare la carretta in mezzo a tante difficolta'"

venerdì 12 settembre 2008

Ripensando agli ultimi mesi...questo cosa può voler dire?

Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari, da mesi ha iniziato a collaborare con la giustizia sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate...Vent'anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l'acqua e l'aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in nome dell'emergenza ha poi legalizzato questo inferno.

Gaetano Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell'impero di Gomorra. I primi clienti li ha raccolti in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua ad avere un peso. I controlli non sono mai stati un problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili. Anche con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.

Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell'Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.

La barzelletta di oggi: "Da tempo prego per Alitalia" (Papa Benedetto XVI)

"Da tempo prego per voi". Così papa Benedetto XVI, all'aeroporto di Fiumicino, ha risposto al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi che, salutandolo alla partenza per Parigi e augurandogli buon viaggio, gli aveva espressamente chiesto: "Santità, le chiedo una preghiera particolare per la Compagnia".

mercoledì 10 settembre 2008

Impariamo

(tratto da La Repubblica)
Un fondo sovrano europeo che investa in infrastrutture di importanza continentale; utilizzare per questa "missione" la Banca europea per gli investimenti trasformandola in una sorta di Cassa depositi e prestiti sul modello italiano, francese, tedesco: questa è l'idea lanciata a Cernobbio da Giulio Tremonti.
Il nostro super-ministro dell'Economia è un genio della comunicazione, non inferiore a Berlusconi in questo genere di genialità. Conosce bene l'importanza mediatica e politica di apparire sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali per giorni e giorni alternando gli annunci e cercando che siano sempre più clamorosi. Si tratta al tempo stesso d'una scienza e d'un'arte. Gli annunci debbono colpire la fantasia e solleticare gli interessi; debbono essere icastici e generici perché se si entrasse nel dettaglio si capirebbe subito che si tratta di patacche. Il dettaglio funziona infatti come uno spillo: buca il palloncino gonfiato.
Così accadde poco tempo fa quando Tremonti lanciò la guerra contro la speculazione mondiale che stava portando alle stelle il prezzo del petrolio e delle materie prime. Indicò genericamente gli strumenti da impiegare, lanciò il suo grido di battaglia al G8 di Tokyo, lo propose due giorni dopo all'Ecofin dell'Unione europea, ne dette comunicazione al segretario dell'Onu e al Fondo monetario internazionale.
Si alzò un polverone. I "media" italiani riempirono pagine e pagine con la sfida tremontiana contro gli speculatori. I titoli sul "Davide contro Golia" si sprecarono, le interviste a destra e a manca anche. Dopo pochi giorni la bolla petrolifera e quella delle materie prime cominciò a sgonfiarsi; come in pochi avevano previsto il mercato reagì da solo, la stasi dell'economia calmierò i prezzi.
Adesso siamo al secondo palloncino gonfiato. I fondi sovrani vanno di moda e Tremonti scatena il suo.
Patacca sovrana ed ecco perché.
1. I fondi sovrani non operano sul proprio territorio ma all'estero. Il proprietario di quei fondi è lo Stato. Sul proprio territorio lo Stato non ha bisogno d'un fondo sovrano perché il sovrano è esso stesso e le sue articolazioni amministrative. In uno Stato liberal-democratico l'allocazione delle risorse e la mobilitazione dei capitali è affidata al mercato.
2. L'Unione europea vieta interventi statali sul mercato europeo ed anche sui mercati nazionali. Vieta gli aiuti di Stato alle imprese. Tutela la libera concorrenza e possiede una robusta struttura antitrust. Se la Banca europea effettuasse investimenti in Europa violerebbe gravemente lo spirito e la lettera dei trattati e delle regole comunitarie.
3. Il modello della Cassa depositi e prestiti e gli analoghi istituti di Francia e di Germania non sono minimamente applicabili alla Banca europea. Quelle Casse raccolgono risparmio dai privati e con esso finanziano opere pubbliche. Ma non esiste una Banca europea che raccolga risparmio sul mercato. Non esiste e non può esistere nell'attuale struttura dell'Unione.
4. La Banca europea dovrebbe finanziarsi dunque attingendo al bilancio comunitario il quale, per far fronte a quella nuova esigenza di fondi, dovrebbe accrescere in proporzione le contribuzioni dei Paesi membri.
5. Se comunque tutti questi ostacoli e contraddizioni fossero superati con un colpo di bacchetta magica, resterebbe il fatto di un'istituzione europea che non dipenderebbe da un solo sovrano ma da 27, con tutte le conseguenze che si possono immaginare.
Questa è la patacca di Tremonti. I "media" abboccano. Noi stessi, per descriverne la fatuità, siamo costretti a parlarne. Andrà avanti per un bel po' di giorni e poi si sgonfierà, ma intanto il super-ministro ne avrà pensata un'altra per restare in passerella. E' un genio.

lunedì 1 settembre 2008

Continuiamo a sottovalutare...

Scalfari docet:

su Alitalia...

Un caso tipico di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti, che sarà probabilmente esteso anche ad Air France o a Lufthansa se entreranno per una quota nell'Alitalia nascente.
...
Chi voglia confrontare l'accordo offerto dai francesi nel marzo scorso vedrà che le differenze sono macroscopiche. Allora non si parlava né di fallimento né di legge Marzano né di divisione in due società, ma dell'acquisto di Alitalia in blocco con i suoi debiti, i suoi dipendenti, la sua flotta. I francesi avrebbero anche pagato allo Stato un prezzo per le azioni e lanciato un'Opa per gli azionisti di minoranza. Avrebbero stanziato 2,600 miliardi per il primo rilancio e incluso Alitalia nel "network" Air France-Klm.
...
Berlusconi (ma anche Colaninno) hanno definito quell'operazione una svendita. Ma l'operazione attuale come si può definire? Tutti gli oneri allo Stato, tutta la polpa ai privati, Air France compresa se entrerà come azionista. Io direi che un'operazione così si definisce politica di immagine e imbroglio economico.
...
Forse la parola imbroglio può sembrare eccessiva. Vediamo dunque da vicino alcuni lineamenti dell'operazione.
1. Gli esuberi previsti vanno da un minimo di cinquemila ad un massimo di settemila. Il ministro del "welfare", Sacconi (e prima di lui Berlusconi e Tremonti) assicura che nessun dipendente sarà lasciato per strada. Esistono infatti da quarant'anni alcuni ammortizzatori sociali, la cassa integrazione a zero ore e la mobilità permanente, per un totale di sette anni. Sacconi non inventa nulla che già non vi sia. Ma la cassa integrazione ha un suo plafond e non può estendersi all'infinito. Se si va oltre il limite bisognerà rifinanziarla o inventare nuovi ammortizzatori e nuovi finanziamenti. La questione va considerata con attenzione in tempi di crescita zero del Pil e di incombente disoccupazione.
2. Il governo prevede incentivi e detassazioni per le imprese private che assumano i licenziandi Alitalia. È evidente (Fassino l'ha ricordato ieri) che non si può limitare un provvedimento così anomalo al solo caso dell'Alitalia. Non si possono fare leggi speciali che valgano per un solo soggetto e non per altri. Perciò, se un provvedimento del genere sarà preso, bisognerà estenderlo a tutti gli esuberi che si verificheranno in futuro. Quanto costa una copertura di queste dimensioni?
3. Il governo prevede anche che i piccoli azionisti Alitalia siano indennizzati. Come e in che misura? Attingendo al fondo di garanzia creato per indennizzare i risparmiatori truffati dall'emissione di "bond" fasulli, tipo Parmalat, Cirio, "bond" argentini. Credo che quel fondo sia insufficiente a indennizzare gli azionisti Alitalia. Comunque la fattispecie è completamente diversa. Ma anche qui: se si adotta una strategia di questo genere bisognerà poi estenderla a tutti i piccoli azionisti travolti da crisi societarie. Lo Stato è in grado di assumersi una responsabilità di queste dimensioni? Intervenendo in questo modo mai visto prima sulla Borsa italiana? A me sembra una favola. Anzi l'ennesimo imbroglio.
4. È stato stabilito che gli azionisti della cordata Colaninno non potranno vendere le loro azioni nei prossimi cinque anni, passati i quali saranno liberi di fare quello che più gli sembrerà opportuno. Vedi caso: la scadenza è nel 2013 e coincide con la fine della legislatura. È molto probabile che il grosso dei soci della cordata, che niente hanno a che vedere col trasporto aereo, escano dalla società. Tanto più che avranno come consocio un vettore aereo internazionale, Air France o Lufthansa che sia. In questa vicenda il socio internazionale è destinato ad avere la stessa posizione della spagnola Telefonica in Telecom. È il solo che ne capisce ed è il solo che alla lunga resterà al timone. Ho già scritto che tutta questa vicenda mi ricorda il gioco dell'oca, quando si torna indietro alla casella di partenza. Alla fine avremo una compagnia guidata da un vettore internazionale perché non c'è più spazio in Europa e nel mondo per vettori locali nel mercato globale. La sola differenza sarà che il vettore internazionale avrà speso molto meno di quanto sarebbe avvenuto cinque anni prima.

Questa sì, sarà una svendita preceduta da un imbroglio. Le perdite allo Stato (cioè a tutti noi) i profitti ai privati, nazionali e stranieri. Un imbroglio che camuffa una svendita.



Come un post di qualche giorno fa testimonia, io compresi la porcheria Alitalia ben prima di leggere commenti sui giornali, mi bastarono solo pochissime informazioni.
Io non sono uno stratega d'azienda o un imprenditore di lungo corso, e se io ho capito quello che stava succedendo credo che chiunque lo potesse comprendere...

Poi oggi leggo:
Ha detto Giulio Tremonti: "Il governo Prodi ci ha lasciato due disastri: l'immondizia di Napoli e l'Alitalia, oltre ad una situazione economica e finanziaria spaventosa. Il presidente Berlusconi ha risolto in 58 giorni il problema dei rifiuti e in 120 giorni ha salvato l'Alitalia. Noi abbiamo rimesso i conti a posto con la Finanziaria di luglio".

Premetto, negli ultimi tempi sono stato tante volte a Napoli e ho avuto modo di parlare con tante tante persone...e penso: come fa Tremonti a permettersi di prenderci per il c..o in quel modo e non aver paura neppure per un secondo di essere linciato dalla massa (perchè se ho capito io quello che sta accadendo anche la massa può arrivarci)? Risposta: perchè la massa è con loro. Perchè la massa è con loro? Perchè è ignorante? Risposta: no. Assolutamente no. La massa è solo stata ben ben addomesticata per anni e anni. E questo basta? No, potrebbe sempre riaprire almeno un occhio. E allora? Perchè non lo fa? Perchè continua a essere disinformata, continua a essere allo scuro di tutto. La massa vede sempre la televisione e non legge mai Scalfari. La massa sa chi è Costantino o Cannavaro, ma non sa chi sia Riva o la recente storia dei Benetton. E questo perchè? Perchè non gli interessa? Sicuramente, ma non solo.
La verità è che in Italia tutti i mezzi di comunicazione di massa sono nelle mani del nanetto malefico (e questo la massa se l'è già dimenticato!!!), la verità è che il nanetto malefico ci sa fare con la comunicazione, la verità è che il nanetto malefico e tutti i suoi adepti ci continuano a prendere in giro e continuano a ridersela sotto i baffi.
La verità è che avevo ragione il giorno dopo le elezioni quando dicevo che il PD avrebbe dovuto fare solo una cosa: andare alla ricerca di un suo mezzo comunicativo, una televisione o un nuovo modo di relazionarsi con la gente. Il PD, che già è colpevole spesso nei contenuti o nei modi di affrontare questioni come quella dell'Alitalia (viste le dichiarazioni di Veltroni...obbligato, si dirà, visti certi cognomi del suo governo ombra), non ha mezzi per comunicare, e qui finisce tutto. L'opposizione non esiste (purtroppo neppure nelle Feste dell'Unità Democratica...e qui ci sarebbe da aprire un'altro bel discorso sui nomi!!!) e il governo si diverte. E noi, italiani, consci o no di quello che sta accadendo, subiamo. e basta.

La verità è che stiamo andando verso il baratro. La verità è che ormai non c'è più freno. La verità è che siamo già in uno stato semi-dittatoriale che diverrà presto totalmente dittatoriale. La verità è che per tanto tempo ancora la massa amerà il dittatore. La verità è che la dittatura comunicativa fa già parte della nostra società. La verità è che non c'è spazio per rivoluzioni culturali. La verità è che siamo controllati. La verità è che saremo saremo sempre più poveri. La verità è che siamo già molto poveri, ma solo quando inizieremo in tanti a soffrire la fame allora inizieremo a reagire. La verità è che la cosa più furba sarebbe scappare dall'Italia, dall'Italia che è allo sfascio totale.