giovedì 19 febbraio 2009

La Grande Purga

O il PDmenoelle si purga da solo, o va purgato dagli italiani. Ci vuole una Grande Purga per liberarsi dai rifiuti tossici della sinistra. Bisogna ispirarsi a Stalin e ai processi degli anni ’30. Senza spargimenti di sangue, sono sufficienti i voti delle prossime elezioni amministrative ed europee di giugno. Lo psiconano non vince per meriti propri, ma per la manifesta incapacità di Veltroni e Fassino e per il collaborazionismo di D’Alema, Bersani, Violante, La Torre, eccetera, eccetera. Essere candidati dal PDmenoelle equivale a un suicidio politico, a un bacio della morte.
Il PDmenoelle è il miglior amico del nemico. Gli ha regalato per decenni le frequenze radiotelevisive. Un bene dello Stato che consente allo psiconano di arricchirsi con la pubblicità e di operare un lavaggio del cervello quotidiano ai cittadini. Giorno e notte. Instancabile. In cambio di cosa Violante? Qual è stato il baratto?
Il PDmenoelle non ha eliminato nessuna legge porcata. Non ha riformato la legge elettorale, quella che consente a Fassino di far eleggere la sua consorte, la signora Serafini, per SETTE volte in Parlamento e a Topo Gigio di nominare deputato Enzo Carra, un condannato in via definitiva. Non si è mai occupato del conflitto di interessi. Berlusconi è figlio di Craxi, ma, dopo la morte del padre, è stato adottato dalla coppia D’Alema-Violante.
Ci vuole una grande purga per ripartire. Il Paese ha bisogno di alternative per cambiare, non di questi cialtroni. Veltrusconi non è un’alternativa, è un comitato di affari. A Piazza Farnese hanno parlato i familiari delle vittime di Mafia. Non un politico, dico uno, del PDmenoelle si è degnato di partecipare. Lo scorso luglio Piazza Navona era piena di elettori della sinistra sbertucciati dallo Scemo del Villaggio Globale, detto Topo Gigio, detto Walterloo, detto Veltroni. I referendum per cambiare le regole dell’informazione, la legge popolare per un Parlamento Pulito sono state ignorate, demonizzate. Populisti, demagoghi, qualunquisti. Chi ha partecipato ai V-day è stato trattato come un appestato. La legge popolare Parlamento Pulito è ferma alla Commissione del Senato anche grazie ai membri del PDmenoelle. Mai sentita la loro voce in proposito. Ma alla bisogna, per evitare il processo a un parlamentare, Veltrusconi è sempre un sol uomo. Kamenev D’Alema si faccia processare, Zinoviev Violante entri nello studio di Ghedini, Bukharin Bersani si iscriva alla Confindustria della Marcegaglia a degli inceneritori e delle centrali nucleari.
Un partito farsa non ha bisogno di processi farsa. Questi non si faranno processare da nessuno anche se arriveranno al 3%. Se Craxi ha distrutto il PSI, questo gruppo di politicanti a tempo pieno ha distrutto l’intera sinistra. Addavenì Baffone!

Ps. Oggi l'avvocato Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi. Tutte le informazioni sul caso Mills e sul coinvolgimento di Silvio Berlusconi sono disponibili nel post Mills giudicato, Berlusconi condannato.

(dal sito di Beppe Grillo)

Fine corsa

19 Febbraio 2009, Peter Gomez
Fine corsa


Nessuno è in grado di dire se il Partito Democratico esisterà ancora una volta superata la boa delle prossime elezioni europee. Dopo aver letto le parole usate mercoledì da Walter Veltroni nel suo discorso di commiato, un fatto è comunque chiaro. L'ex segretario non ha capito perché milioni di cittadini hanno smesso di votare per il suo partito. Non ha capito o, forse, come fanno altri dirigenti del Pd, ha fatto finta di non capire.

Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.

Il continuo susseguirsi di scandali, le mancate dimissioni di chi ha fallito come amministratore pubblico (vedi Campania), la decisione di non sottrarsi alla logica delle nomine partitocratiche nella Rai, nelle authority e in ogni altro ente, hanno finito per togliere agli elettori di centro-sinistra anche le ultime illusioni. A poco a poco il mito della differenza, della diversità dal centro-destra, è venuto a cadere.
Per questo è il caso di ricordare che, paradossalmente, il Pd era entrato in crisi già due anni prima di nascere. Aveva cominciato a morire alla vigilia delle elezioni del 2006 quando fu pubblicata (da "Il Giornale") una celebre telefonata tra Piero Fassino e il big boss di Unipol, Giovanni Consorte, in cui l'allora segretario dei Ds diceva «Siamo padroni di una banca». È stato da quel momento in poi che Silvio Berlusconi ha potuto cominciare a ripetere «anche loro sono uguali» venendo sempre più creduto. Giorno dopo giorno, infatti, ci pensavano le pagine di cronaca (spesso nera) dei giornali a dargli ragione.

A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici. Invece non è accaduto nulla. Il gruppo dirigente è rimasto immobile. Veltroni ha taciuto. O ha parlato troppo poco. E dal Pd se ne sono così andati i migliori. Gli elettori.

mercoledì 18 febbraio 2009

quando si arriva in fondo...

Questo link me lo ha mandato un amico, è un po' lungo, ma come dice lui, lo ripeto anche io, ne vale la pena....
...ecco quello che in giro si dice di noi...

Come ho detto ieri, la prossima volta che ci sarà da mettere una croce su un foglio...pensiamoci...

buona lettura:

http://italiadallestero.info/archives/3319

Gabriele

martedì 17 febbraio 2009

HOPE

Veltroni se ne va...si spengono le luci, giù il sipario...

....adesso, fatemi la cortesia, amici capi del PD...fatemi la cortesia di scegliere una volta per tutte di stare con il vostro elettorato, di dire e fare qualcosa di sinistra, di scegliere una rottura con la linea di "liber-perbenirsmo" di scegliere una persona giovane e pragmatica e soprattutto carismatica...

...questa è l'ultima chiamata...


Gabriele

Doppie negazioni..

Una semplice e banale considerazione:

Se una falsa testimonianza rende un uomo innocente, allora significa che il presunto innocente è in realtà colpevole...
Se si riconosce colpevole di falsa testimonanza un individuo, allora si dovrebbe istantaneamente riconsiderare il processo che scagionò il presunto innocente, e, quindi, si dovrebbero prendere adeguati provvedimenti... (che infatti Angelino Jolie Alfano ha preso...)

Non aggiungo altro...solo, fatevi qualche domanda la prossima volta prima di mettere una x su un foglio...

riporto un trafiletto di repubblica.it

Gabriele

Corruzione, condannato Mills
al legale inglese 4 anni e 6 mesi


MILANO - L'avvocato inglese David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dal Tribunale di Milano. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi. Il premier era in un primo momento imputato insieme all'avvocato, ma la sua posizione è stata stralciata in seguito all'approvazione del "Lodo Alfano" sull'impunità delle massime cariche dello Stato da parte del Parlamento. Mills è stato condannato a risarcire anche 250 mila euro alla parte civile Presidenza del Consiglio (paradossalmente al suo coimputato). I giudici hanno inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché valuti la testimonianza di Benjamin Marrache, uno dei testimoni nel processo.

La legge della Cosca




giovedì 12 febbraio 2009

domenica 8 febbraio 2009

Dell'Utri e i guai del ping pong atleti senza paga, parte la causa


La squadra finanziata dal senatore forzista è campione d'ItaliaLe difficoltà economiche hanno spinto "il Circolo Roma" dal giudice



Dell'Utri e i guai del ping pong atleti senza paga, parte la causa


di FRANCESCO BEI

"DOBBIAMO coinvolgere i giovani nel ping pong: è un gioco entusiasmante che insegna ai ragazzi a non mollare mai". Marcello Dell'Utri lo ha spiegato lanciando un paio d'anni fa i suoi Circoli del buon governo alla conquista del piccolo mondo del ping pong. Il tennis da tavolo come metafora della vita e della lotta politica: "Anche se sei sotto, basta un punto, la pallina che gira e cambia tutto". I circoli hanno colonizzato il ping pong italiano, che sonnecchiava nel dilettantismo amatoriale. Ma ora i campioni d'Italia, "il Circolo Roma", sono sprofondati in una crisi nerissima e i giocatori, senza paga da mesi, hanno deciso di fare causa.

Un passo indietro. Tanto ha fatto "il Senatore" (citando Nixon, Mao e la "diplomazia del ping pong") che non solo le sue squadre hanno scalato via via i vertici di tutte le categorie, ma una di queste "il Circolo Roma", lo scorso anno - grazie all'ingaggio di star internazionali e al generoso sostegno degli sponsor - ha vinto il campionato d'Italia nella serie A 1 maschile. Evviva.

Il fatto è che i circoli ormai hanno assolto al loro compito e si scioglieranno nel Pdl, le elezioni Berlusconi le ha vinte e, insomma... questi circoli non si sa bene attorno a cosa ancora debbano circolare. Così anche sull'impero pongistico di Dell'Utri, che dei Circoli è stato il prolungamento ludico-politico - come le polisportive "Libertas" per la Dc - sta tristemente tramontando il sole.

E proprio la squadra regina, il fiore all'occhiello, è diventata il simbolo di questo declino. I giocatori non vengono pagati da mesi, l'allenatore cinese Jang Zi Long (è stato campione del mondo Juniores) nemmeno. La società sembra scomparsa, i dirigenti - a partire da Roberto Mezzaroma, l'imprenditore capitolino che Dell'Utri ha voluto alla guida della società - non rispondono nemmeno più al telefono.

"È uno sport che insegna a non mollare mai", ripeteva Dell'Utri in ogni intervista. E invece i suoi giocatori, stanchi di aspettare, stavolta hanno mollato. All'ultima partita, giocata a Roma contro (ironia della sorte) "il Circolo Milano", la squadra capitolina non si è presentata. Meglio, dei tre giocatori se ne è presentato soltanto uno, sembra su consiglio degli avvocati, pagandosi il treno per la trasferta. Così il risultato è stato attribuito a tavolino alla squadra avversaria. Come se l'Inter, a metà campionato, smettesse di pagare Materazzi, Ibra e compagni e i calciatori disertassero il derby con il Milan.

La notizia ha scosso il forum "tennis-tavolo. com", ritrovo degli appassionati di tutta Italia. "Assurdo - si sfoga "Tavololento" - che la squadra campione d'Italia scompaia durante la stagione e i giocatori professionisti vengano abbandonati senza un euro di rimborso". C'è chi la butta sulla moralità: "Non si scherza con la vita delle persone". E chi la butta in politica: "Cosa ci si poteva aspettare - chiosa "Il Puntinaro" - da gente che paragona uno come Mangano a un eroe?".

Tutti, ma proprio tutti, sono incavolati neri. E i giocatori più di chiunque altro. Tanto che adesso hanno deciso di reagire: "È da novembre che non vediamo un euro - si lamenta Zi Long - , adesso basta: senza soldi non giochiamo più. Io e i giocatori abbiamo deciso di fare causa. Dell'Utri? L'ho incontrato una volta sola, mi disse: vi vengo a trovare in palestra, poi non si è più visto". Le ultime sono che Mezzaroma avrebbe pagato almeno la multa per l'ultima partita, evitando così alla squadra l'ignominia dell'eliminazione. Ma per il futuro nessuna certezza. Come ironizzano sul forum: "Mezzaroma... mezzo campionato".

(8 febbraio 2009 - La Repubblica)




Scusate...era troppo bello per non essere pubblicato!
Quando leggo queste cose, e ormai capita di frequente, ho sempre meno voglia di sorridere. Forse è proprio questo il punto: in troppi e da troppo tempo, lasciamo scivolare queste notizie spendendo su di esse poco più che un sorriso beffardo, teso a sottolineare l'inutilità del fatto.
Io invece comincio a considerarla sempre più una minaccia, piuttosto che inutilità o peggio ancora gossip. Tutte queste piccole cose stupide rappresentano esattamente la stupidità dei corrispettivi governi che si succedono, l'inutilità e la mediocrità dei personaggi che occupano indemocraticamente i posti del Nostro parlamento. Vorrei sollecitare una campagna di sensibilizzazione del cittadino affinchè esca finalmente dal torpore in cui per troppo tenpo ha vissuto, e lo esorto a diventare un cittadino intransigente, insofferente, intollerante verso queste becere vicende quotidiane, perchè la mediocrità del piccolo e sottovalutato quotidiano, distolglie solo gli sguardi da un nefasto scenario polico in cui il modus operandi è esattamente equiparabile.
La nostra sonnolenza è il loro incentivo e il nostro silenzio la loro approvazione!

lunedì 2 febbraio 2009

Intercettazioni impossibili e crimine libero

Come tutte le settimane ecco il video di "Passaparola", rubrica on-line curata da Marco Travaglio.
Anche questa settimana il tema caldo è la riforma della giustizia, argomento che sta sempre più a cuore alla nostra classe politica. Come ogni puntata gli argomenti trattati sono molto interessanti e come sempre si ha la netta sensazione di scivolare nel grottesco!
Auguro a tutti una buona visione.



domenica 1 febbraio 2009

Tratto da "La Repubblica"...

IL COMMENTO

La commedia delle sciocchezze

di Giuseppe D'Avanzo


Nel romanzo "Una sporca storia" di Eric Ambler, un personaggio, Arthur Abdel Simpson, ricorda i consigli che da bambino aveva ricevuto dal padre. Uno dei primi insegnamenti fu: "Mai dire una bugia quando puoi cavartela a forza di stronzate". Oggi sottovalutiamo troppo la sorprendente forza delle "stronzate" diventate per la pubblicità e soprattutto per la politica, che si nutre di slogan pubblicitari, un paradigma di governo, una strategia di consenso.

Un autorevole filosofo di Princeton, Harry Gordon Frankfurt, ci ha scritto su un delizioso libriccino (Bullshit, Rizzoli) per concludere che "l'essenza delle stronzate (bullshit) non sta nell'essere false, ma nell'essere finte". La distinzione torna utile per dare un senso a molte sortite del governo e certamente al fiume di parole del ministro di Giustizia, Angelino Alfano, dinanzi al quadro di un'amministrazione giudiziaria indegna anche per molti giovani stati africani. "Chi racconta stronzate contraffà le cose" dice Frankfurt. Ha ragione. Ciò che non va in una contraffazione non è l'aspetto, ma il modo in cui è stata prodotta.

Il disastro della giustizia italiana è sotto gli occhi di tutti, immutabile da decenni, difficile alterarne il catastrofico bilancio. I processi sono lentissimi, le procedure inutilmente cavillose, i codici contraddittori e fluidi. Il modello organizzativo, governato da norme astratte e quindi non governato, produce soltanto inefficienza. Le risorse sono sempre più scarse (meno 40 per cento per sicurezza e giustizia, quest'anno) e lasciano i magistrati senza fax, computer, rimborsi spese e scoperti gli organici del personale amministrativo di oltre il 15 per cento e le toghe in deficit dell'80 in alcuni tribunali del Mezzogiorno (come a Gela). L'incoerenza di una distribuzione degli uffici giudiziari disseminati in 29 corti di appello, 164 tribunali e procure, in 29 tribunali per minorenni e tribunali di sorveglianza assegna ad alcune sedi carichi di lavoro di tutto riposo, ad altre pesi quantitativi intollerabili. L'alluvione di riformicchie, cerottini e tamponi, leggi ad personam e precetti nonsense, mutano le mappe normative a ogni stagione, annullando la stessa funzione pratica del processo dove risulta impotente l'esercizio sia dei diritti di difesa che dei doveri dell'accusa. I gerghi sgrammaticati delle leggi fanno il resto: allevano la confusione e l'imbroglio, rendono impuniti i forti e i furbi, calpestano deboli e poveri cristi.

Questo è lo stato delle cose e neanche un mago della pubblicità riuscirebbe a truccarlo anche a spararle grosse. Stupefacenti "bullshit" possono soltanto confondere le ragioni della malattia e rendere vere le finte soluzioni a questo disastro. E' già avvenuto in passato (2001/2006) con il governo delle destre.

L'abolizione del falso in bilancio doveva liberare le aziende da inutili legacci; la riforma del diritto societario avrebbe reso più trasparente l'economia; nuovi termini di prescrizione avrebbero dato rapidità al processo; la riscrittura dell'ordinamento giudiziario avrebbe fatto funzionare meglio la "macchina". Con la voce di un ministro (che in otto mesi non ha ancora preparato il testo di una riforma sistemica o messo mano a un ripensamento dell'assetto organizzativo o assicurato almeno il toner alle stampanti), la nuova ondata di "bullshit" ci dice oggi che quel disastro troverà soluzione con la disciplina delle intercettazioni sottratte "finalmente" dalla scatola degli attrezzi dei pubblici ministeri; con la riforma della Costituzione (Dio solo sa che cosa c'entra); una maggiore presenza della politica nel consiglio superiore della magistratura (di questa politica); con un "fare squadra" di tutti gli attori in commedia per recitare un misterioso copione che nessuno ancora conosce perché non è stato ancora scritto.

"Bullshit", e tuttavia sarebbe un errore trascurare il metodo e il risultato che raccoglie. Inadatto a risolvere anche soltanto una delle criticità della giustizia, questo rosario di "sciocchezze", ripetuto ossessivamente, riesce a cancellare dal discorso pubblico ogni punto di riferimento, ogni certezza, qualsiasi concretezza, anche la più pallida coerenza tra malattia, diagnosi e terapia. Il governo, in fondo, non vuole convincere nessuno della validità della sua ricetta. Non ne ha bisogno. Ha i numeri per tirare diritto per la sua strada. Vuole solo distrarre l'opinione pubblica, sollevare polvere, creare una contrapposizione radicale di opinioni.

A ogni affermazione ne oppone una contraria (basta guardare un tiggì); a ogni ragionevole argomento un insulto; a ogni verità un falso palese. Nel rumore sempre più assordante che sovrasta la discussione sui guai della giustizia italiana, quanti riescono a farsi un'idea che abbia a che fare con la realtà di questa crisi? Quanti, in questo mare di strombazzanti chiacchiere, hanno ancora voglia di capire? E' l'esito dichiarato dell'uso intensivo di "bullshit": alla fine si fa largo "l'indifferenza per come stanno davvero le cose", scrive Frankfurt. E' proprio questo punto di indifferenza, disattenzione, nausea che può dare mano libera al governo.

Capiremo soltanto tra qualche anno, e dolorosamente, quante rovine si lascerà dietro questo vandalismo istituzionale. La distruzione del "servizio giustizia" per il cittadino, una magistratura indebolita, un'organizzazione impoverita, codici a maglie larghe, l'allentamento della rete di garanzie e controlli delle autorità pubbliche lasceranno l'intero Mezzogiorno nelle mani del crimine organizzato e della cattiva amministrazione, le città insicure, le regioni più produttive del Paese trasformate in target ghiotti per la delinquenza domestica e internazionale, i mercati senza regole e controllori governati dalle lobby e dai conflitti d'interesse. L'intero perimetro della sicurezza del cittadino sarà privato di un'accettabile vigilanza.

E' il prezzo che pagheremo alla pretesa del governo di trasformare la sua volontà in comando politico diretto per la magistratura, per il processo e addirittura per le sentenze. Ne è una conferma esemplare il caso di Eluana Englaro, ricordato ieri a Milano dal procuratore della corte d'appello Grechi. Un "caso" che rischia di travolgere diritti fondamentali, il diritto alla dignità della persona, il diritto alla salute che è diritto di vivere ma anche di morire se si ascolta la Costituzione (art. 32, ultimo comma): "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Non c'è in tutta la Carta un'altra affermazione così forte, ha osservato Stefano Rodotà. Persino la libertà personale è temperata dalla riserva di legge e dalla riserva di giurisdizione. Qui invece si dice in nessun caso. Quel diritto (il rispetto della persona umana) non può essere consegnato alla decisione del legislatore, figurarsi del governo perché "è indecidibile" e il custode di questa "indecidibilità" sono la Corte Costituzionale e i giudici. Eppure, la legittima "sentenza Englaro" che trova concorde la Cassazione, la Consulta e la Corte europea è negata dal governo: un diritto fondamentale cede il passo al comando politico. Sono allora lo scollamento dai fondamentali della democrazia liberale e il nostro diritto alla sicurezza le poste in gioco in questo conflitto e bisogna metterle bene a fuoco senza lasciarsi accecare (e annoiare) dalle "bullshit" del ministro di Giustizia.

(1 febbraio 2009 "La Repubblica")