mercoledì 17 dicembre 2008

Scuola pubblica: mancano i soldi

16 dicembre 2008
L’Onda nero-porpora di Marco Travaglio


Ora d'aria
l'Unità, 15 dicembre 2008

E’ vero, ogni giorno inghiottiamo una tal quantità di bocconi amari che ormai digeriamo anche i sassi. Ma quel che è accaduto una settimana fa, prontamente sparito dalle pagine dei giornali (in tv non ci è nemmeno arrivato) e dunque dal dibattito politico, meriterebbe una riflessione. Almeno nel centrosinistra, visto che nel centrodestra non si riflette: si obbedisce al padrone unico, o prevalente, comunque non facoltativo. Il governo Manidiforbice, sempre a caccia di soldi, aveva tagliato di un terzo (133 milioni su 540) i contributi alle scuole private “paritarie”, quasi tutte cattoliche. Poi i vescovi han protestato, minacciando di “scendere in piazza” con un’Onda nero-porpora. E in cinque minuti l’inflessibile Tremonti s’è piegato, restituendo quasi tutto il malloppo (120 milioni su 133).

Inutile discutere qui sulla costituzionalità della legge 62/2000 che regala mezzo miliardo di euro l’anno alle scuole private, in barba alla Costituzione che riconosce ai privati il diritto di creare proprie scuole, ma “senza oneri per lo Stato”. Qui c’è un Paese allo stremo, dove - a causa della crisi finanziaria e dei folli sperperi su Alitalia e sull’Ici - si taglia su tutto, a partire da scuola pubblica, università pubblica, ricerca pubblica. E’ troppo chiedere anche ai genitori che mandano i figli in istituti privati, dunque non proprio spiantati, di contribuire una tantum ai sacrifici per il bene di tutti? Quel che è accaduto in Parlamento dimostra che sì, è troppo. Anzi, non se ne può nemmeno discutere. Non solo il Pdl ha obbedito senza fiatare al “non possumus” vescovile. Non solo il Pd non ha detto una parola contro la sacra retromarcia tremontiana. Ma il ministro-ombra dell’istruzione Mariapia Garavaglia ha addirittura presentato al Senato una mozione per “l’immediato ripristino dei 133 milioni al fondo scuole paritarie”, e financo per l’aumento dello stanziamento in base alle promesse “del precedente governo”. Mozione firmata anche dai senatori Pd Rusconi, Bastico, Ceruti, Serafini, Soliani, Pertoldi e Vita, in nome di un imprecisato “diritto costituzionale”.

Le finalità dichiarate sono nobilissime: evitare danni agli asili, che specie nei piccoli comuni sono esclusivamente privati. Ma forse tanto allarmismo sarebbe stato più serio se accompagnato da qualche proposta per recuperare altrove le risorse necessarie: per esempio dando una ritoccatina al regime fiscale degl’immobili del clero che, anche quando dichiaratamente a scopo commerciale, in Italia sono esentasse. Certo, la cosa avrebbe suscitato non una, ma cento “onde” vaticane di protesta. Ma perché non prendere in parola il fondamentale discorso del Papa, l’altroieri, sul valore decisivo - per lo Stato e per la Chiesa - della separazione Stato-Chiesa? Cioè della laicità delle nostre istituzioni? Non si tratta di tornare al vetero-anticlericalismo ottocentesco. Basta ricordare quel che scrisse nel 1952 a Pio XII un cattolico doc come Alcide De Gasperi, quando il Papa gli revocò l’udienza privata nel trentesimo anniversario del suo matrimonio per essersi opposto al diktat vaticano di allearsi con i fascisti alle elezioni comunali di Roma: “Come cristiano accetto l’umiliazione, benchè non sappia come giustificarla. Come presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, la dignità che rappresento e della quale non possono spogliarmi neppure nei rapporti privati, m’impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccessivo”. Parole sante, e durissime. C’è qualche politico italiano, a destra o a sinistra, che oggi saprebbe ripeterle.

martedì 16 dicembre 2008

Sempre a proposito di democrazia




Ascoltare con molta attenzione perchè questo è ciò che ci aspetta.
Pongo inoltre un paio di domande estremamente importanti: siamo veramente contenti di continuare a sostenere governi corrotti che ci porteranno piano piano a una nuova dittatura? Non ce n'è bastata già una? E' veramente questa l'immagine del nostro paese che vogliamo e che sembriamo difendere con tanto accanimento?
La domanda è rivolta a tutti, di destra e di sinistra, perchè la corruzione, il regime e la mafia non hanno colore!

lunedì 15 dicembre 2008

Siamo ancora in un paese democratico?

(14 Dicembre 2008)

Il telefono caldo di Paolo Mieli e l'informazione a luci rosse



Carlo Vulpio è un giornalista. Dall'inizio del 2007 seguiva le inchieste "Poseidon", "Why Not" e "Toghe Lucane" per il Corriere della Sera. Dal 3 dicembre non può più farlo. Nel suo ultimo articolo ha fatto i nomi di magistrati, di politici e di imprenditori coinvolti nell'inchiesta della Procura di Salerno in seguito alla denuncia di Luigi De Magistris. Subito dopo ha ricevuto una telefonata in cui è stato sollevato dall'incarico da Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera. I nomi erano troppi, il tanfo era insopportabile anche per i lettori del Corriere.
Mieli, lo dica qui in Rete prima che sia ridotta come i giornali servi del potere con la legge fotti blogger di Cassinelli. Ci dica chi ha telefonato a lei per invitarla a disfarsi di Vulpio? Uno della lista? Un membro del consiglio di amministrazione di RCS? O ha fatto tutto da solo? Altrove, in altri Paesi, in Francia o negli Stati Uniti, un gesto come il suo non sarebbe stato apprezzato. L'avrebbero cacciata. Qui la premieranno, magari con la direzione del Tg1.
Leggere l'elenco di Vulpio, dal CSM, alla Corte d'Appello, alla Corte di Cassazione è come sollevare il tombino di una fogna. In Italia siamo tutti al di sotto di ogni sospetto.

Dall'articolo di Carlo Vulpio del 3 dicembre 2008:
"Non era mai accaduto prima in Italia, che una procura della Repubblica fosse «circondata» come un fortino della malavita. Ieri è successo alla procura di Catanzaro, che per tutta la giornata e fino a tarda sera è stata letteralmente accerchiata da cento carabinieri e una ventina di poliziotti, tutti arrivati da Salerno. Con i carabinieri del Reparto operativo e i poliziotti della Digos, sono entrati in procura ben sette magistrati, tra i quali il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e i titolari dell' inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Hanno notificato avvisi di garanzia e perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che hanno scippato le inchieste "Poseidone" e "Why Not" all' ex pm Luigi de Magistris (ora giudice del Riesame a Napoli) e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato, «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrivono i pm salernitani. Tra gli indagati "favoriti", l' ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, l' ex governatore di Calabria, nonché ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo, l' ex sottosegretario con delega al Cipe, Giuseppe Galati (Udc), Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia, Antonio Saladino.
Ma questo è solo il troncone calabro. Gli stessi magistrati salernitani, infatti, stanno indagando anche in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani coinvolti nella "madre di tutte le inchieste" sul marcio nella magistratura (l' inchiesta "Toghe Lucane", che de Magistris è riuscito a "chiudere" prima di essere frettolosamente trasferito). La seconda andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm: per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di "Why Not", il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli, andato in pensione qualche giorno fa, e il sostituto procuratore generale della Cassazione, nonché governatore (Ds) delle Marche per dieci anni, Vito D' Ambrosio, che in Csm sostenne l' accusa per far trasferire de Magistris. Ce n' è anche per l' Associazione nazionale magistrati e per il suo presidente, Simone Luerti. Molto amico di diversi indagati eccellenti quando faceva il magistrato in Calabria, Luerti non ha mai perso occasione di esternare contro de Magistris. Quando poi, qualche mese fa, si è scoperto che incontrava regolarmente Saladino e Mastella nella sede del ministero della Giustizia, mentre lui negava, Luerti s' è dovuto dimettere dalla carica di presidente dell' Anm. Nel decreto di perquisizione eseguito ieri, 1.700 pagine, i pm di Salerno accusano di concorso in corruzione in atti giudiziari - per aver tolto "illegalmente" a de Magistris "Why Not" e "Poseidone" - il procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto, Salvatore Murone, il procuratore generale reggente, Dolcino Favi, il parlamentare Giancarlo Pittelli e «l' uomo ovunque» Antonio Saladino. Ma accusano anche il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati, il sostituto procuratore generale presso la Corte d' Appello Domenico De Lorenzo e il pm Salvatore Curcio di aver preso in eredità quelle scottanti inchieste al solo scopo di farle a pezzi. Mentre il procuratore generale Vincenzo Iannelli e il presidente di Sezione del tribunale Bruno Arcuri si sarebbero dati da fare non solo "per archiviare illegalmente" la posizione di Mastella ("la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa"), ma anche "per calunniare de Magistris e disintegrarlo professionalmente". Poi, dicono i pm campani, Iannelli, per una causa che gli sta a cuore, fa intervenire Chiaravalloti su Patrizia Pasquin, giudice del tribunale di Vibo Valentia, che poi sarebbe stata arrestata. Così, da magistrato a magistrato, come da compare a compare."

Carlo Vulpio

Il governo delle leggi ombra

(giovedì, dicembre 11, 2008)

via libera del Governo alla privatizzazione dell'acqua pubblica...art. 23bis del decreto legge 112 Tremonti

Pubblicato da Generazione V

Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).
Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%.
Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e i carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L´acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.

(tratto da liberacittadinanza)

venerdì 12 dicembre 2008

Povera Al-Italia!!

INCHIESTA/ Pioggia di lettere che annunciano la cassa integrazione. Scelte senza logica
Il timore e il disagio dei lavoratori di fronte un'azienda in piena autodistruzione

Tra caos, sofferenza e paura
gli ultimi giorni tristi di Alitalia

In una settimana, due hostess si sono suicidate: non si può collegare
i loro gesti alla situazione, ma il clima, di certo è seriamente deteriorato
di MASSIMO RAZZI


ROMA - Le lettere dell'Alitalia che annunciano la cassa integrazione arrivano a pioggia, senza senso e senza una spiegazione. Le ricevono l'assistente di volo vicino alla pensione, ma anche la coppia sulla quarantina o il pilota giovane appena passato comandante: "Sembra che lo facciano apposta, sembra che oltre a toglierci il lavoro debbano anche umiliarci - dice A. U., hostess con una ventina d'anni di anzianità - Io non l'ho ricevuta, ma altri che hanno la mia stessa età e anzianità, sì. E allora, le voci girano, tutti fanno congetture, si fanno domande, si chiedono il significato...".

"Il significato non c'è - spiega Paolo Marras, della segreteria nazionale Sdl, uno dei sindacati degli assistenti di volo che non hanno firmato l'accordo con Cai - Anche noi stentiamo a trovare una logica in tutto questo. E' l'intera procedura sulla cassa integrazione che è sbagliata. D'altra parte, è figlia dell'assoluta genericità dell'accordo di novembre che dice: 'l'azienda, progressivamente, collocherà in cassa integrazione il personale utilizzando, ove possibile, il criterio di rotazione...". Le lettere, dunque, arrivano da martedì 9 dicembre e quasi nessuno riesce a capire se saranno le ultime: se significano il preludio del licenziamento, o se servono solo a far fronte alla riduzione dell'operatività (il taglio dei voli) che la compagnia sta attraversando in questi giorni. "Ci voleva poco - aggiunge Marras - a spiegare, nelle stesse missive o in un comunicato a parte, il senso di questo modo di agire". Ieri, un centinaio di dipendenti dell'Alitalia ha occupato gli uffici del personale per avere delle risposte dirette. "Hanno detto che le lettere riguardano solo l'operatività e non hanno altro significato. Ma vallo a spiegare alla gente...".

Effettivamente, le buste che sono arrivate a diverse centinaia di lavoratori contengono brevi testi che si limitano a comunicare: "a partire da... lei è in cassa integrazione. Distinti saluti, il commissario Augusto Fantozzi". Le altre lettere, quelle delle eventuali assunzioni alla Cai, non sono ancora partite. Si lavora, dunque (o si sta a casa), in un limbo, come sospesi.

Lettere appena un po' più articolate, con qualche riferimento all'attività svolta e ai diritti maturati e un augurio "per il prosieguo della sua attività professionale" sono arrivate da un giorno all'altro, a 45 manager dell'azienda. E da un minuto all'altro questi dirigenti hanno avuto il "pass" aziendale disattivato e sono stati accompagnati alla porta da un uomo della sicurezza.

"La gente - spiega A. U. - vive da mesi in uno stato di tensione continua. Prima ci hanno detto che eravamo la rovina della nazione. Non è così: abbiamo lavorato tanto e fatto sacrifici per questa azienda... Ma nessuno ci crede. Poi, a poco a poco, siamo precipitati nel baratro: le promesse elettorali, gli errori del sindacato... Tutto pagato solo da noi, sulla nostra pelle".

Pelle che, adesso, brucia. Si vive con la paura, il clima è pesante. In volo e nei trasferimenti, non si parla d'altro. Le regole, intanto, sono già cambiate. Non c'è ancora un nuovo accordo contrattuale, ma Alitalia (ormai eterodiretta da Cai) applica criteri molto più pesanti: "Utilizzano gli standard minimi europei - spiega A. U. - , quelli al di sotto dei quali non possono volare senza perdere le licenze. Sugli MD80 e sugli Airbus 320 si vola anche con due o tre persone in cabina. Prima eravamo in quattro. Sono livelli da compagnia 'low cost', non da compagnia di bandiera...".

Chissà quanto è pesata la paura del futuro e dell'ignoto nelle scelte estreme di B.B. una hostess romana di 39 anni e di F. P. una sua collega genovese. Entrambe si sono suicidate nel giro di una decina di giorni (il secondo caso è dell'altro ieri). Nessuno osa collegare direttamente i loro gesti con la crisi della compagnia, ma tutti, parlandone a bassa voce tra un volo e l'altro, fanno ragionamenti tanto ovvi quanto agghiaccianti: "Ne discutevamo ieri con dei colleghi - racconta A. U. - Ci guardavamo, cercavamo di capire. E' vero, nessuno può dir nulla di quello che succede nella testa e nel cuore di una persona... di quello che ti porta a una scelta così. Ma tutti eravamo d'accordo che se uno ha dentro una grossa fragilità, una sofferenza, un dolore personale; se uno sta male, tutto questo che sta accadendo a noi e intorno a noi può diventare una spinta importante, se non determinante a un gesto così grave e terribile". Oltre, nessuno si sente di andare, ma qualcuno dovrà cominciare a pensare se due suicidi in dieci giorni in una categoria di poche migliaia di persone unite da un destino drammatico, sono ascrivibili alla normalità.

La normalità, all'Alitalia, se n'è andata da tempo. Con i turni di dicembre, ad esempio: uguali per tutti; tutti di "riserva". Il programma dei voli di dicembre, dunque, non esiste. La compagnia non è stata in grado di assegnare un solo lavoratore a una tratta: "Di giorno in giorno ti chiamano e ti dicono cosa farai domani - spiega A. U. - se volerai, dove andrai, se sarai di riposo. Impossibile programmare alcunché nella propria vita. Se hai dei bambini, non sai nemmeno se domani potrai accompagnarli a scuola". E pensare che in altre compagnie europee, il dipendente può collegarsi da casa al sistema aziendale, verificare i suoi voli, proporsi, se gli conviene per tratte e orari che preferisce. In Alitalia non è mai stato così: "Hanno sempre voluto gestire turni e orari come una riserva di potere senza che i dipendenti potessero avere voce in capitolo in modo trasparente. Così anche questo è diventato oggetto di favori, di scambi, di clientele". E favori, scambi, clientele sono sicuramente fra le cause della morte della compagnia.

Ai lavoratori tutto questo suona come una punizione inutile: "Perché - spiega ancora A. U. - una persona può fare i conti con la perdita del posto di lavoro, può elaborarla come si fa con un lutto. Ma se a tutto questo si aggiungono fatti incomprensibili, caos, disorganizzazione e umiliazioni e se tutto continua ormai da mesi, allora uno non capisce più niente e comincia a perdere anche autostima, a chiedersi cosa ha fatto di male per meritarsi una punzione così".

"Vede - conclude Marras - questa non è una ristrutturazione industriale... E' un disastro, un disastro aereo è l'esplosione di un'azienda. Noi cerchiamo di informare la gente, diciamo a tutti di non attribuire alcun valore definitivo alle lettere di cassa integrazione, di restare uniti, per quanto possono.... E speriamo, perché Cai, alla fine, si accorgerà che i 12.689 assunti non basteranno per la piena operatività e dovranno cominciare ad prendere gente dai cassaintegrati e dai precari".
(Da Repubblica 12 dicembre 2008)




Vorrei ricordare ai lettori qualche piccolo dettaglio:

la CAI nasce il 26 agosto 2008 su iniziativa, guarda caso, della San Paolo Imi e di Roberto Colaninno.
L'imprenditore Colaninno noto per i suoi precedenti penali ( Condannato a 4 anni e 1 mese per bancarotta nel crac Italcase-Bagaglino nel dicembre 2006, interdetto dai pubblici uffici per 5 anni, pene condonate grazie alla legge sull'indulto), ha un figlio, Matteo, deputato dal 2008 nelle file del Partito Democratico.
Sul libro di Dragoni "La paga dei padroni" vengono spiegati i meccanismi attraverso i quali Roberto Colaninno, coadiuvato da Rocco Sabelli, compivano alcune delle eccellenti scalate di casa nostra.
Tra le 'altre cita l'acquisizione della Telecom e quella della Piaggio.
Dragoni scrive che nella maggior parte dei casi i capitali utilizzati per l'acquisizione delle società vengono scaricati sulle aziende stesse sotto forma di debiti, aziende che si trovano a ripartire con uno "zaino" pesante.
Non si ferma solo a questo ma spiega anche come i compensi dei manager derivino dalle speculazioni azionarie a danno dei risparmiatori che investono su queste nuove società non appena esse vengono quotate in borsa.
Le azioni vengono poste sul mercato a prezzi gonfiati , i manager realizzano i propri guadagni vendendo le azioni che si sono assegnati , poi le azioni scendono al loro reale valore di mercato e gli unici a rimetterci sono gli investitori ed i piccoli risparmiatori.

Veniamo al Consiglio di Amministrazione:

Presidente Roberto Colanino ( di cui sopra )

Amm. Delegato Rocco Sabelli ( Inizia la sua carriera in GEPI dove si occupa di fusioni e acquisizioni. Dal 1985 fa carriera nell'ENI fino ad occupare il ruolo di presidente e amministratore delegato di Nuova Ideni, una società del gruppo. Dal 1993 al 2001 è nel gruppo Telecom Italia. Nel 2002 è tra i fondatori di Omniainvest di cui diviene amministratore delegato. Nel 2003 è amministratore delegato IMMSI e in seguito della controllata Piaggio. In entrambe le società si dimette nel 2006. Nel 2007 entra in Tiscali come consigliere non esecutivo, nello stesso anno costituisce la società Data Holding 2007 srl.)

Consigliere Gianluigi Aponte

Consigliere Massimiliano Boschini

Consigliere Francesco Caltagirone Bellavista (Francesco Caltagirone, il suocero di Pierferdinando Casini, imputato a Perugia per corruzione giudiziaria insieme a Squillante. Ed è cugino di Francesco Bellavista Caltagirone, marito di Rita Rovelli, figlia di Nino, il grande corruttore del caso Imi-Sir. Guarda un po’, alle volte, le combinazioni. )

Consigliere Carlo D'Urso ( indaffarato con le banche )

Consigliere Corrado Fratini

Consigliere Andrea Guerra

Consigliere Salvatore Mancuso

Consigliere Fausto Marchionni

Consigliere Francesco Paolo Mattioli

Consigliere Gaetano Micicchè

Consigliere Angelo Riva

Consigliere Carlo Toto

Consigliere Marco Tronchetti Provera



Gli azionisti:


Il gruppo Benetton tramite Atlantia immsi spa ( famosa per esser sempre presente agli intrighi di corte )

Il gruppo Aponte ( navi da crociera Mac )

Il gruppo Riva ( gruppo siderurgico italiano e mondiale per eccellenza ma con qualche guaio giudiziario legato ad inquinamenti, infortuni sul lavoro ect. )

Il gruppo Fratini tramite Fingen spa ( c'è Della Valle dietro )

Il gruppo Ligresti tramite Fondiaria Sai spa ( questo è scandaloso )

Il fondo Equinox S.A di Salvatore Mancuso ( Salvatore Mancuso nel 2007 la sua nomina alla Presidenza del Banco di Sicilia, con il consenso di Totò Cuffaro e le congratulazioni di Francesco Musetto, viene salutata come un evento. Ma di li a poco dovrà dimettersi. Il suo fondo Equinox, con sede in Lussemburgo, è presente in molte operazioni discutibili. Così Mittel, finanziaria guidata da Giovanni Bazoli (presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo), e il fondo Equinox di Salvatore Mancuso hanno sottoscritto un accordo con Banca Mps e Banco Popolare, creditrici di Fingruppo, per liquidare in bonis Hopa, la società della galassia del finanziere bresciano Emilio Gnutti - finito in disgrazia in seguito alla calda estate dei furbetti del quartierino, anno 2005, quando fu coinvolto nella vicenda giudiziaria delle scalate bancarie e delle intercettazioni telefoniche - e degli imprenditori a lui vicini. Qualche giorno prima di partecipare alla cordata Alitalia acquista il 65% di Air Four, compagnia aerea executive con sede a Milano. )

Il fondo Clessidra SGR spa di Claudio Sposito ( uno degli uomini chiave del salvataggio di Fininvest dal fallimento all’inizio deglia anni ’90. All’epoca operava come plenipotenziario italiano per conto della banca d’affari Morgan & Stanley ed il rapporto con Berlusconi divenne così solido che nel 1998 diventerà amministratore delegato di Fininvest. Nel 2003 ritroviamo Sposito ed il suo fondo Clessidra ad operare con Gnutti, Presidente di Hopa, con l’intervento di Mediobanca. Sposito controlla oggi ADR, che gestisce gli aeroporti di Roma)

Toto Costruzioni ( Carlo Toto arrestato con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L’accusa per falso riguarda l’appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980).

Il gruppo Fossati tramite Findim Group spa ( La finanziaria Findim entra nel giro Telecom, quando Tronchetti Provera lascia. Si dichiara convinto che la società nei prossimi due anni migliorerà fortemente. Si fa portatore di un piano alternativo per il rilancio Telecom, che prevede l’ingresso nella società di Mediaset. Per convincere Silvio Berlusconi, Fossati ha addirittura portato Alierta (della spagnola Telefonica socia di telecom) ad Arcore appoggiandosi al lavoro diplomatico di Alejandro Agag, genero dell´ex premier spagnolo Aznar ed ex segretario del Ppe, e di Flavio Briatore, entrambi amici del Cavaliere. Gli stessi uomini che tre anni fa fiancheggiavano la scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera. Ma intanto il titolo scende.)

Il gruppo Marcegaglia spa ( Il Gruppo Marcegaglia è un gruppo industriale e finanziario che opera in Italia e all’estero con 50 società e più di 6.500 dipendenti nel settore metalsiderurgico e in una serie diversificata di altri comparti produttivi. Il gruppo, che è interamente controllato dalla famiglia Marcegaglia, fattura 4,2 miliardi di euro ed ha registrato nello scorso decennio un tasso di crescita medio del 15 per cento (del 20 per cento negli ultimi 5 anni).
Nel 2006 Steno Marcegaglia, imputato nel processo 'Italicase-Bagaglino', viene condannato a 4 anni e un mese per il reato di bancarotta preferenziale, in parte condonato.
Nel 2008 la Marcegaglia Spa ha patteggiato una sanzione di 500 mila euro più 250 mila euro di confisca per una tangente di 1 milione 158 mila euro pagata nel 2003 a Lorenzo Marzocchi di EniPower.
La sua SpA controllata N.e./C.c.t. spa ha invece patteggiato 500 mila euro di pena, e ben 5 milioni 250 mila euro di confisca.
Oltre al patteggiamento dell'azienda, Antonio Marcegaglia ha patteggiato 11 mesi di reclusione con sospensione della pena per il reato di corruzione.
Addirittura ad oggi , su segnalazione delle Autorità svizzere, sono in corso indagini per accertare l'utilizzo e la legalità di diversi conti cifrati all'estero.

Il gruppo Acqua Pia Antica di Francesco Caltagirone Bellavista ( Lo troviamo socio di Hopa, sembra con i finanziamenti erogati dalla ex Popolare Lodi alla società off shore Maryland, utilizzata in passato anche per comprare Rcs e titoli della stessa Popolare Lodi. Risulta indagato nell’ inchiesta sull’ aggiotaggio Antonveneta. Insieme a Sergio Billè (già Presidente di Confcommercio) risulta coinvolto nelle vicende che riguardano il “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci.)

Il gruppo Gavio tramite Argo Finanziaria spa ( i suoi successi autostradali” si determinano grazie ai suoi rapporti politici, in particolare con il Partito Socialdemocratico di Romita e Nicolazzi. All’epoca del Ministro Prandini (pluricondannato) ottiene mille miliardi di appalti pubblici. Nel 1992 il suo amministratore delegato Bruno Binasco è stato imputato in processi per corruzione (è stato infine condannato insieme a Primo Greganti per finanziamento illecito ai partiti, nell’ambito dei processi di Mani Pulite). Su di lui nel 1992 fu spiccato un mandato di cattura, per presunte tangenti a Gianstefano Frigerio, segretario regionale DC, riguardo l’appalto per l’allargamento della Milano-Genova. Gavio si rifugiò all’estero, a Montecarlo, fino al settembre ‘93, fino a quando decise di presentarsi ai giudici di Milano, dove si salvò grazie alle solite prescrizioni. Interessanti le intercettazioni con il Ministro Lunardi ed Emilio Fede: dimostrano il suo metodo di lavoro. Risulta indagato, insieme a Ugo Martinat, nelle vicende della Torino-Lione. Attraverso Argofin controlla un terzo di Impregilo, in cui entra poco prima dell’appalto per il Ponte di Messina. )

Il gruppo Macca srl di Davide Maccagni

Marco Tronchetti Provera

Intesa San Paolo Imi

Questi ultimi son nomi e storie famose, contrassegnate da continui raggiungimenti d'inchieste e archiviazioni.



Su queste persone è stata fondata una campagna elettorale e la persona che l'ha sostenuta oggi è Presidente del Consiglio. Ricordiamoci anche questo!

giovedì 11 dicembre 2008

Rimedi contro la nausea.....

10 dicembre 2008, in Marco Travaglio
Easy handcuffs



Zorro
l'Unità, 10 dicembre 2008

Arrestato per corruzione e frode il governatore democratico dell’Illinois, Rod Blagojevich: dopo mesi di intercettazioni, è accusato di aver tentato di vendere la poltrona senatoriale liberata da Obama. L’Fbi - rivela il Chicago Tribune - indagava su di lui da tre anni per tangenti in cambio di assunzioni. “Le accuse sono sconvolgenti”, dichiara il procuratore Fitzgerald: “Blagojevich ha preso tangenti e usato il suo incarico per frenare la libertà di critica della stampa”. Immediate le reazioni. George Neapolitan è “allarmato per l’ennesima guerra fra politica e magistratura” e chiede gli atti alla procura. Il Csm si prepara a trasferire Fitzgerald in Alaska. Silvio Dwarf è solidale con Blagojevich, “vittima delle manette facili e del giustizialismo delle toghe rosse che calpestano la privacy”. Sull’Evening Courier, Angel Whitebread domanda: “Era proprio necessario questo arresto-spettacolo?”. Casparr, Chikkitt, Bondy e Little Sheep denunciano in una nota “l’abuso di intercettazioni e il circuito mediatico-giudiziario, impensabili nelle vere democrazie come gli Usa”. Little Angel Alphanous invia gl’ispettori a Springfield e invita i democratici a “votare le mie riforme della giustizia e delle intercettazioni”. Max Little Moustache e Anne Fennel aprono al dialogo. Per Lucian Violator “i giudici han troppo potere sui politici, dobbiamo riscrivere la Costituzione con Blagojevich, non appena sarà scarcerato”. Daniel Big Nipple sfida i democratici: “Ora chiedano scusa ad Al Capone”. In un pizzino rinvenuto per caso, Nicholas The Tower scrive: “Io non posso dirlo, ma queste intercettazioni cominciano a starmi sul cazzo”.

(Vignetta di Roberto Corradi)


Scusate ma la pubblico perchè è meravigliosa! Ogni tanto un po' di umorismo sottile serve e fa riflettere, anche perchè oggi, come ogni mattina, ho aperto La Repubblica online e mi sono rovinato la giornata......mi serviva qualcosa contro il rigetto come si assume caffeina per alleviare il sonno.
Se volete provare le stesse nauseanti emozioni......qui

mercoledì 10 dicembre 2008

Il caso De Magistris visto da loro...

GIUSTIZIA: CASINI, MAGISTRATURA E' UN POTERE IMPAZZITO


(ASCA) - Roma, 9 dic - ''Ormai in Italia c'e' un potere impazzito, quello della giustizia''. Lo afferma Pierferdinando Casini intervenendo a Radio anch'io sostenendo, prendendo spunto dallo scontro fra le procure di Salerno e Catanzaro, che ''e' inammissibile tollerare una guerra tra bande''. Per Casini ''bene ha fatto Napolitano con il suo duro monito e bene ha fatto ad intervenire il Csm (che ha trasferito il Pg di Salerno e il procuratore di Catanzaro - ndr). Anche se - prosegue - e' la prima volta che il Consiglio batte un colpo, essendosi in passato preoccupato solo di aggiustare i conflitti tra le corrente''.

Insomma, ''la guerra tra bande va fermata con un intervento sereno'' e sicuramente la questione giustizia, chiarisce Casini riferendosi alle sollecitazioni di Umberto Bossi a favore della riforma federale, ''e' prioritaria rispetto al federalismo''. A questo punto, conclude Casini, ''noi siamo pronti a sederci ad un tavolo con il ministro Alfano, con la maggioranza per definire gli interventi'', a partire dal ruolo della polizia giudiziaria e del Csm e dalla questione dell'obbligatorieta' dell'azione penale.


Altro articolo in merito all'argomento


Continuano continuano e ancora continuano!
Non si fermeranno mai a dare notizie false e manipolare l'informazione.
I nostri politici ormai preparano i discorsi a casa, si scrivono la frasetta su un foglietto e si fiondano su tutti i media a raccontarla, consapevoli che nessuno proverà a fargli domande, nessuno obbietterà, nessuno proverà minimamente a menzionare i fatti. Viviamo in un paese surreale, dove la verità è sotto gli occhi di tutti e al tempo stesso lontana ai più, perchè coperta dalla benda mediatica che in molti ignorano e che trasforma lo sterco in caviale! Basta un piccolo gesto per liberarsi da tutto questo, basta sfilare la benda!
Facciamolo, siamo ancora in tempo. Solo allora saremo pronti per sollevare questo paese e liberarci delle canaglie che da troppo tempo ormai sono diventate solo degli abusivi del nostro parlamento.

martedì 9 dicembre 2008

Il caso De Magistris



Sempre per tenersi un po' informati e svincolati dalla stampa che, come vedrete, non sempre si schiera dalla parte dell'imformazione!
In Grecia una rivoluzione civile sta nascendo esattamente per gli stessi motivi (qui): politiche scellerate e corruzione ai limiti del tollerabile. Estremisti loro o narcotizzati noi? E' un interrogativo molto serio sul quale riflettere.

sabato 6 dicembre 2008


Personalmente tovo che questa vignetta sia geniale, presa da "internazionale".

Gustatevela!

Gabriele

giovedì 4 dicembre 2008

Credo...

Io credo che l'IVA su Sky non sia un buon argomento politico, credo che stia coprendo altri temi, come troppo sovente accade sui media italiani.
Io credo che il Governo inizi a essere in difficoltà, ma credo che il PD non solo non ne stia approfittando, ma come al solido si stia dando la zappa sui piedi.
Io credo nelle primarie, chi vince vince, e gli altri devono remare nella stessa direzione. Io credo che gli atteggiamenti di D'Alema e dei dalemiani non facciano bene al partito, credo ci vorrebbero tante persone con le capacità di D'Alema, ma queste dovrebbero essere instradate nelle logiche di partito.
Credo che il PD del Nord porterebbe tanti voti nuovi, ma non so se sarebbe la cosa giusta. Sono sicuro che la creazione del PD del Nord vorrebbe dire che il PD attuale non è pronto per essere forte anche al Nord, non riesce a leggere, capire e rispondere alla gente del Nord e alle sue esigenze. E mi chiederei il perchè!
Credo che le differenze tra il Nord e il Sud del paese siano profonde, e partano proprio da logiche mentali delle persone. Le differenze sono tali perchè partono proprio a livello spicologico.

Credo che le moschee non siano un problema!
Credo che l'Italia potrebbe almeno provare ad imparare qualcosina dagli USA, l'unica vera cosa bella degli USA: proviamo ad inglobare gli stranieri e considerarli come noi, non extracomunitari come extracomunitari, ma extracomunitari persone come noi.

lunedì 1 dicembre 2008

La compagnia di bandiera

Invito chiunque non avesse potuto o avesse optato per altre trasmissioni, di guardare lo spezzone di inchiesta di Report riguardo la vicenda Alitalia, trasmessa in data 30 Novembre 2008 (qui).
Non mi dilungo troppo sulla vicenda perchè gli argomenti trattati parlano da sè e offrono innumerevoli spunti di riflessione. Cominciamo a interrogarci su quale sarà il futuro del nostro paese perchè le misure adottate con Alitalia nascono in un periodo già critico e potrebbero riflettersi in nuove situazioni, quando altre categorie di lavoratori dipendenti saranno costrette a rivedere il proprio contratto. E' chiaro che si sta delineando uno scenario dove i più elementari diritti vengono violati quotidianamente nel completo assenso e silenzio dei mezzi di informazione con grave danno per l'intero paese. Di questo passo gli unici superstiti di questa crisi saranno i nostri "imprenditori di punta", gli affaristi della nuova Italia, gli immobiliaristi da quattro soldi! Cominciamo a riflettere a lungo su tutto questo perchè solo noi, attraverso il voto, attraverso i referendum, attraveso la partecipazione, possiamo dare un messaggio a chi ci governa, solo il nostro spirito critico può turbare le menti serene dei politici perchè minaccia l'unica cosa a cui sono legati: il voto.
Leggere, leggere, leggere e riflettere!
Rinnovo il mio invito al "voto pulito": ogni volta che siamo chiamati a votare, prendiamo conoscenza dei candidati e delle coalizioni che li rappresentano e diamo il nostro voto solo a chi si presenta ripulito di pregiudicati e condannati, cominciamo a fargli capire che di delinquenti ne abbiamo avuti già abbastanza!