mercoledì 30 luglio 2008

Alitalia e Unità

" Alitalia, il piano di Berlusconi:«Sindacati zitti, 5 mila licenziati»
Il piano c'è: per salvare Alitalia si tagliano cinquemila posti di lavoro. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo mesi di vaghezza e silenzi sulla questione, parla della possibile soluzione alla crisi della compagnia aerea italiana. Lo fa durante una cena con i senatori del Pdl e, tra una portata e l'altra, dà i numeri: cinquemila esuberi, novanta nuovi aerei. E se i sindacati intervengono minaccia,«salta tutto». "

Questa la notizia in prima pagina sul sito dell’Unità…qualche volta mi fa ancora piacere leggerla…(anche se poi in realtà leggo solo la striscia rossa!!!!)

Di fatto secondo me l’Unità (per non tirare in ballo direttamente i singoli) non ha ancora capito nulla!!! E’ fonte di clamorose risate per coloro di destra che si affacciano a curiosare e di stranimento per quelli di sinistra…ma proprio di tutte le sinistre!!!

Ci sono un po’ di punti sui quali non c’è più tanto da discutere:
- Alitalia fa schifo ed ha una gestione ridicola,
- per salvarla, qualsiasi accordo si faccia, ci vorranno tanti tanti esuberi e nuovi investimenti,
- per risollevare le sorti di una un’azienda sul baratro (anche se a dire il vero è già crollata) serve il pugno duro,
- nel caso Alitalia i sindacati hanno gravissime responsabilità e hanno dimostrato clamorosa miopia, puntando sempre e solo ai privilegi dei lavoratori e dimenticandosi delle sorti della società…non pensando che se la società va male prima o poi ne pagheranno dazio anche i lavoratori…

Questa analisi, giusta o sbagliata che sia, è ciò che l’opinione pubblica vede in Alitalia.

Ora rileggetevi la presentazione dell’Unità sul caso Alitalia…

La cosa che mi fa tremendamente imbestialire è che invece la sinistra sul caso Alitalia non si può dire si sia comportata male, anzi:
- la trattativa con Air France saltò per merito di B.,
- la situazione attuale è principalmente dovuta alla gestione societaria negli anni dei governi B.,
- Prodi e Padoa Schippa si comportarono sempre alla luce del sole e nel modo migliore possibile,
- per favorire le possibili cordate di B. sono arrivati al prestito ponte (su questo ci sarebbe da discutere!!!)

E invece mediaticamente è tutto tutto tutto diverso…anche grazie all’Unità……….

lunedì 16 giugno 2008

Scienza, politica e rifiuti napoletani...

Viviamo in un'Italia e in un mondo dove risulta sempre più difficile capire cosa pensa la comunità scientifica su tantissimi argomenti. Non faccio riferimento alle posizioni sulla morale e sull'etica, ma proprio alle valutazioni prettamente scientifiche. E non solo su questioni recenti, anche su quelle datate, quelle con le quali ormai conviviamo da decenni. Per fare qualche esempio, qual è l'incidenza dell'utilizzo dei cellulare sulla nostra salute? Ma anche, qual è l'incidenza delle antenne radio? Qual è l'incidenza dell'inquinamento stradale? e poi qual è l'incidenza della spazzatura nelle strade di Napoli sui napoletani? Guardando qualche trasmissione in merito si ascoltano decine e decine di pareri contrapposti, e ognuno ritiene di essere l'unico possessore della verità. E' fuor di dubbio che in quel caso l'errore sia dei giornalisti che conducono le trasmissioni dando ascolto a chiunque passi vicino ad un microfono...ma secondo me c'è di peggio...

Il discorso si sposta sul lato istituzionale, su chi deve prendere posizione e decisioni. Io credo che costoro debbano usare unicamente informazioni e dati "istituzionali" o "istituzionalizzati". Così chi governa o chi coordina e gestisce le cose pubbliche dovrebbe ascoltare non tutti gli scienziati del mondo, ma solo gli scienziati del CNR o di organi ed enti scientifici istituzionali. A questi si devono chiedere relazioni e analisi e solo su quelle ci si deve basare. Loro hanno la responsabilità di dare informazione scientifica corretta a chi l'informazione scientifica deve usare per decidere sulla collettività. Tutti gli altri non esistono. Ciò vuol dire che un politico non dovrebbe poter chiedere la consulenza di uno scienziato esterno, per quanto illustre e premiato, se costui non lavora per lo Stato. La risposta della "scienza" ad una questione che attiene alla collettività deve essere univoca e chiara. Chi risponde all'esigenza collettiva deve essere quella stessa scienza pagata dalla collettività, quella scienza che non dovrebbe avere interessi privati e deviati: la scienza istituzionalizzata.

Premesso tutto ciò, risulta evidente che la spazzatura lasciata per strada a Napoli faccia male alla salute, tanto o poco che sia: è un dato di fatto. E quindi il dovere del gestore della cosa pubblica è risolvere il problema usando la soluzione migliore a fini pubblici, non per forza quella scientificamente tecnologicamente migliore. Faccio un esempio molto banale (e brutalmente semplificato) per spiegarmi meglio. Supponiamo vi siano due tipi di inceneritori da poter costruire, l'uno con rendimento (considerate il "rendimento" per semplicità un parametro riassuntivo della validità scientifica dell'impianto) al 90 % e realizzabile in 8 anni, l'altro con rendimento all'80 %, ma realizzabile in 1 anno. Non vi dovrebbero essere dubbi per chi deve decidere del bene pubblico, la soluzione sicuramente migliore è la seconda, è quella che massimizza la diminuzione di disagio, è un ottimo relativo, ma pur sempre ottimo. In Italia, invece, spesso assistiamo a campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica basate totalmente e faziosamente su dati scientifici, spesso anche errati o presentati dentenziosamente. Credo che questo modo di fare debba essere combattuto ed "emarginato" dalle nostre piazze. Secondo me l'informazione sulla quale basarsi deve essere quella corretta perchè "istituzionale", la scelta decisionale (basata su informazione corretta), invece, deve essere solo quella migliore per minimizzare il disagio. Questo vuol dire che potrebbe anche essere che sia più opportuno aprire una discarica invece che un inceneritore di ultima generazione benchè sappiamo che la seconda sarebbe la soluzione "tecnicamente" migliore. E' ovvio aggiungere che poi ogni decisione sul breve termine deve essere completata con una di maggior spessore per le gestione del medio-lungo termine e proprio quelle devono essere influenzate principalmente dalla valutazione scientifica. (Questo non vuole essere un giudizio su decisioni che sono state prese, vuole essere solo un'analisi sul modo di procedere nelle scelte che coinvolgono la res publica)

La cosa veramente assurda dell'Italia e della classe dirigente italiana è che per tantissimi problemi, compreso quello dei rifiuti, ci sarebbero semplici leggi e regole da importare dai paesi civilmente più evoluti (so che questa è una affermazione forte, ma ogni tanto in parte è anche vera) che migliorerebbero tante situazioni, ma vengono ignorate...secondo me in molti casi anche volontariamente... Così se si va in Svezia (come in quasi tutto il nord Europa) si nota che per legge tutte le bottiglie di plastica o di latta hanno un numerino inciso sulla struttura; esso indica quante corone ti vengono restituite se tu riporti il vuoto in apposite strutture per la raccolta differenziata o nei supermercati nei quali si è comprato il prodotto (ovviamente lo stesso valore è caricato sul prezzo di vendita al consumatore, senza recare danno economico al produttore). Questa semplicissima norma certamente favorisce la pulizia delle città e aiuta anche le persone che magari, non trovando lavoro, decidono di fare gli "spazzini aggiunti" e passano la giornata a raccogliere per strada o alle feste i vuoti che poi si vanno a rivendere...raccimulando non pochi soldi. Ora la domanda che sorge spontanea è: quanto tempo ci vorrebbe per importare la stessa cosa in Italia? Secondo me pochissimo...ma forse proprio non si vuole...

Ma ci sono altre idee forse ancor più elementari e logiche. E' risaputo che la maggior parte dei rifiuti sono imballaggi e involucri di prodotti che compriamo. Perchè non favorire chi li riduce? O svantaggiare chi ne produce troppi? Perchè non si può fare una valutazione di quanto imballaggio necessità un prodotto per essere trasportato e venduto, e chi supera il limite paga una tassa aggiuntiva?...perchè invece di studiare come gestire la spazzatura una volta creata non pensiamo a come non crearne? Perchè la Coop produce e vende dentifrici senza scatola aggiunta e non possono farlo anche gli altri produttori? Perchè non ci si muove sul piano della legiferazione? Troppo difficile?

martedì 3 giugno 2008

Delusi

In molti siamo delusi. Chi dai politici, chi dai giornalisti, chi dalla giustizia, chi da altri. Insomma un pò da tutti. Ma secondo me la cosa che più ci rende delusi è il marcio che tanti di noi vedono quotidianamente intorno a loro. Il vero seme della delusione che spesso proviamo è ciò che vediamo con i nostri occhi, come si comportano tanti concittadini, quelli che ci passano vicino per la strada, come lavorano certe persone, magari con le quali abbiamo a che fare ogni giorno, cosa dicono certi conoscenti o persone che magari vediamo per la prima volta. E poi alla fine per giustificare questo dilagante sentire si dà la colpa ai politici. E i politici di colpe ne hanno e molte.
Io penso, però, che un passo più avanzato sarebbe criticare le persone e definirne la loro percezione anche in funzione del ruolo sociale e del lavoro che loro hanno. Mi spiego meglio...così potrei essere pericolosamente frainteso...
Ritengo che un poliziotto che lascia scappare un ladro abbia commesso un gesto tanto ignobile quanto uno spazzino che non pulisce la strada o un elettricista che frega il cliente. Ogni gesto deve essere rapportato a ciò che si sarebbe dovuto fare, e non deve essere considerato in "valore assoluto". Credo che un insegnante che non insegna ai propri alunni abbia gli stessi torti lavorativi del politico che non risponde alle esigenze del cittadino. In altre parole sostengo che non sia giusto sempre dare tutti i torti a chi dirige, ma, lavorativamente parlando, bisogna relazionarsi a ciò che una persona dovrebbe fare.
Io vedo il lavoro come un contratto non solo tra lavoratore e datore di lavoro, ma tra persona e società. Ognuno lavorando ha un ruolo e perchè la società migliori un pò c'è bisogno che ognuno faccia bene il proprio lavoro, che esso sia molto importante o "meno"...che poi, alla fine, tutti i lavori sono importanti.
Discorso un pò diverso forse si può fare per il valore sociale che un lavoro può avere. Certamente se il consumo energetico di una scheda è un pò minore rispetto a quello che avrebbe potuto avere se fosse stata ottimizzata correttamente, l'impatto sociale sarà pressochè nullo; sicuramente infinitesimamente minore rispetto a un politico che fa male il suo lavoro. Questo concetto è vero, e però, secondo me, in questo periodo storico è un pò troppo sfruttato. Sfruttato anche e soprattutto per giustificare quello che i nostri occhi spesso ci mostrano.
Ognuno deve prima di tutto pensare a fare bene il suo, e se tutti lo facessimo, ci sarebbero molti meno problemi in giro...

martedì 27 maggio 2008

Intollerabile

Italo Bocchino (Pdl): "Invitiamo l'opposizione ad essere più matura. Agli aventiniani dico che il conflitto di interessi di Berlusconi è stato risolto dall'elettorato che vuole un'Italia più matura".

Io non sopporto questo tipo di persone, mi fanno andare il sangue alla testa, mi incavolo tremendamente, non riesco proprio a reggerli.

Va da sè, ovviamente, che l'affermazione di Italo Bocchini è totalmente illogica. Se B. ha vinto le elezioni anche e soprattutto per il conflitto d'interesse che lo accompagna da 15 anni, come si fa a dire che le elezioni stesse siano state una risposta al problema? Questo credo che tutti lo capiscano, proprio tutti.

Ciò che mi fa imbestialire è come certa gente non si faccia problemi a fare figure di merda pur di manifestare pubblicamente il proprio ... nei confronti del "padrone". Non si fanno problemi a dire cavolate, sapendo di farle....anche quello è calcolato...

Gente intollerabile, la prima che andrebbe tolta dalla sfera della politica.

martedì 20 maggio 2008

Si sta delineando il dopo-elezioni

Secondo me proprio in questi giorni sta uscendo fuori la realtà del dopo-elezioni, sta calando il sipario dell'apparenza e si sta delineando il reale stato delle cose.

Partirei dai temi nazionali. Primo fra tutti il Governo. Io noto 3 cose:
- Pizza. Ve lo ricordate? Il simbolo della Dc, la causa vinta, il ricorso in Cassazione per rinviare le elezioni. Poi fece un passo indietro, "per senso istituzionale" disse con fierezza. Ed eccolo qua: sottosegretario all'Istruzione, all'Università e alla Ricerca (da Repubblica).
- Baccini. Dice "A titolo personale mi accingo a votare la fiducia al suo governo. La mia scelta avrà delle conseguenze nel mio movimento. E nelle prossime ore comunicherò ai costituenti del movimento le mie dimissioni". Così Mario Baccini comunica il suo voto di fiducia a B. e il suo addio alla Rosa Bianca...è sempre bello stare con chi vince. Faccio notare: neppure un giorno all'opposizione!!!!!!
- Carfagna. Non entro nel merito delle capacità della soubrette, vorrei solo far notare che sicuramente il ministero che meno le poteva addirsi è proprio quello delle Pari Opportunità. Lei che ha basato su di una impari caratteristica (la bellezza) la sua vita.

Detto questo, non ci si ferma agli uomini, ma si è già arrivati anche alle parole:
- "Le badanti, non servono...a parte quelle che già sono in Italia, una cosa è sicura: bisogna fermare il flusso di quelle che verranno...sono sicuro che ci sono tante signore italiane che vorrebbero fare questo mestiere a tempo pieno. Addirittura direi che ce ne sono troppe".Troppe? "Sì. Ed è per questo che anche le italiane andrebbero selezionate. Magari con dei corsi di pronto soccorso. Di assistenza. Delle specializzazioni, insomma", Borghezio.
- "Dico no alla proposta di amministratore unico della Rai. Il servizio pubblico deve essere sotto il controllo del Parlamento. In Italia è sempre stato cosi. Non è immaginabile che sia una sola persona a decidere tutto", Paolo Romani, sottosegretario con delega sulle Comunicazioni.
- "E' naturale, e poi dipende da cosa si dice..." G. Fini a Di Pietro alla Camera.

Questo giusto per far capire che alla fine dei conti non c'è troppa differenza rispetto alla politica degli anni scorsi, tutto questo 'nuovismo' in realtà è più un tentativo congiunto di far sembrare il mondo della politica più pulito, meno litigisioso, più attaccato ai reali problemi dei cittadini. Ma mentre questo è sempre stato il ruolo di chi governava, non lo era assolutamente delle opposizioni. Le opposizioni hanno sempre tratto vantaggio a criticare e argomentare più genericamente di quanto potessero difendersi i Governi, costretti a confrontarsi con la stesura delle leggi (tanto che negli ultimi 15 anni c'è sempre stata l'alternanza passando da una legislatura all'altra). Ora no, ora basta, rivoluziamo il modo di fare opposizione, facciamo i responsabili interlocutori su ogni tema, difendiamo anche gli avversari politici dagli attacchi dei giornalisti. Ma siamo sicuri che tutto ciòsia vantaggioso? Io penso che solo il tempo potrà dirlo, certamente non credo che questo inizio legislatura sia di buon auspicio. Soprattutto se penso che si stanno già cambiando le linee guida della campagna elettorale, si sta passando da un PD a vocazione maggioritaria al riaffacciarsi delle alleanze, forse dimenticandosi quando sia ancora odiata la passata litigiosità della maggioranza di centro-sinistro durante i governi Prodi-D'Alema-Amato. Si inizia a parlare perfino di accordi con quell'UDC della quale fa parte Cuffaro!!! Si fa un Governo ombra con un'età media maggiore di quello reale!!! Forse c'è ancora qualcosa da cambiare, e forse ci sarebbe da conservare e rinvigorire ciò che di buono si era riusciti a raggiungere.
Fosse per me terrei la linea dura sui confini del partito, se qualcuno la pensa molto similmente al PD che confluisca e dia il suo apporto (mi da ancora fastidio il comportamento dell'IDV nel farsi il suo gruppo parlamentare), non che attacchi dall'esterno per prendersi lo 0,6% dei voti (rimanendo poi fuori da ogni sbarramento)!!
E però c'è bisogno anche di qualche profondo cambiamento. Io, come ho già scritto, punterei a far acquistare al PD il giusto potere mediatico così da confrontare B. ad armi almeno confrontabili. Ma molto più importante di questo...il reale radicamento nel territorio. C'è bisogno di radicamento sul territorio. A Genova, come nel resto d'Italia, si stanno manifestando importanti problemi con i rom, e Genova è governata da una giunta di centro-sinistra, ma chi è realmente vicino alle persone? chi tenta di rispondere alle loro domande e prova fattivamente ad aiutarli? La Lega. I leghisti, seppur mossi da principi che non condivido, si sporcano le mani in mezzo alle strade per rispondere ai problemi quotidiani dei cittadini. Forse qualche motivo per il boom della Lega alle ultime elezioni politiche c'è...e allora capiamolo e, muovendoci indirizzati dai nostri valori, agiamo, sporchiamoci le mani, scendiamo in strada.

'...l'uomo saggio impara molte cose dai suoi avversari...'
Aristofane

lunedì 5 maggio 2008

Viaggi e trasformazioni

Ho trascorso 3 fantastici giorni di vacanza tra Roma e Napoli, ho conosciuto tantissime ragazze e ragazzi e ho avuto il piacere di poter discutere con loro. Una volta in più ho potuto cogliere quanto sia vero che comunicare, scambiarsi idee e opinioni, confrontarsi aiuta sempre la persona a capire la società che ti circonda. Altrettanto vero è che ogni tanto anche qualche articolo di giornale ti può far venire qualche dubbio, qualche interrogativo o qualche sospetto: anche quello, molto raramente, può far aprire la mente!!!
In questi giorni, benché non fosse mia intenzione parlare di società e politica, mi sono trovato spesso a dover riproporre la mia tesi secondo la quale l'unica salvezza possibile per l'Italia di oggi è rappresentata da una rivoluzione culturale. La risposta è sempre stata la stessa: troppa ignoranza, troppa televisione, troppo rimbecillimento generale, insomma, impossibile. E qui mi pongo il primo interrogativo. Sono sempre gli altri gli ignoranti e quelli rimbecilliti? Forse sì, ma non ne sarei così sicuro. Sicuramente credo che siamo tutti, sempre e alla pari, condizionati e oggetto della realtà mediatica italiana: tutti sentiamo le stesse cose e solo ogni tanto, magari, ascoltiamo cose diverse. E quindi le diverse risposte che comunque ogni persona propone devono essere parte attiva della persona stessa e non solo pura analisi. Non basta valutare e commentare, bisogna agire divulgare fare. Questa sarebbe la prima goccia di una reale rivoluzione culturale. L'obiettivo potrebbe essere quello di eguagliare la potenza comunicativa dei mezzi d'informazione di massa con la trasmissione di parola cittadina, con l'agire quotidiano, con l'esempio, qualunque siano le idee nelle quali uno crede.
Discorsi ideali, troppo fumosi? Probabilmente…
Beh, tornando al benamato computer, e curiosando sui siti internet dei vari giornali nazionali, mi è capitato di leggere alcuni pezzi sul caso della pubblicazione dei redditi 2005 da parte dell’Agenzia delle Entrate. E così trovo riscontro ad alcune idee: il "principio di trasparenza e l'obbligo di pubblicazione" dei dati fissato dalla legge del 1973 e l"assoluta equivalenza tra lo strumento della carta stampata e Internet".
Ma non solo; c’è un bel pezzo di Beppe Severgnini che riporto testualmente: ‘…Il motivo di perplessità è un altro. Molti cittadini considerano il reddito un «dato riservato», come un'informazione sanitaria o sessuale. Da anni i redditi vengono pubblicati dai giornali di provincia, nel silenzio del Garante e per la goduria dei provinciali. Ma questo non conta, apparentemente. Ora c'è Internet, che rende facile la consultazione. Quindi, stop! Fra trasparenza e riservatezza, tanti italiani scelgono la riservatezza. Molti di loro vanno capiti: perché un modesto 730 dev'essere di dominio pubblico? Anche gli uffici del personale sono irritati: il gioco del «divide et impera», basato sul segreto retributivo, diventa complicato. Ma più di tutti sono scocciati quelli che portano a casa 300 e dichiarano 40. Sono loro l'oggetto della curiosità e dell'indignazione: le migliaia di professionisti che dichiarano poco più della segretaria, non qualche dozzina di calciatori. È la stramba via italiana alla normalità, che passa attraverso le eccezioni. Per ripulire il calcio e la Banca d'Italia, s'è resa necessaria l'indiscutibile barbarie delle intercettazioni. Per arrivare alla decenza fiscale, dobbiamo passare attraverso l'indecenza dei dati in Rete?
Altra via non si vede. Non sono i controlli e le punizioni che spingono uno scandinavo, uno scozzese o un californiano a pagare le tasse. È la pressione sociale. La vergogna d'essere considerato — dai parenti, dai consoci al Lions Club, dagli amici del figlio — un evasore. Uno che costringe un altro a pagare di più. Uno che fornisce al fisco la giustificazione per alzare le aliquote, complicare le norme, aumentare i controlli. Uno che ti sorride, ma ti frega.
Chi s'arrabbia per la pubblicazione dei redditi va capito. Ma prima di regalargli la vostra solidarietà, chiedetegli - privatamente, s'intende - quanto dichiara, quante case ha in giro e che auto tiene in garage. La privacy è importante, ma è altrettanto importante rompere un'imbarazzante tradizione: l'Italia è l'unica, tra le grandi democrazie, dove l'evasione è epidemica…
’.
Mi viene da pensare…l’evasione è sicuramente dovuta ad uno stato culturale diffuso, l’imbarazzo tra le persone è la chiave per risolvere l’evasione (almeno così sembra), un fatto deciso dall’alto (la pubblicazione dei dati) potrebbe provocare interazioni interpersonali che modificano uno sbagliato modo di comportarsi diffuso nella società. Ci sono un po’ di elementi su cui riflettere. Mi potrebbe solleticare l’idea che siamo di fronte ad un seme di rivoluzione. Poi bisognerebbe capire che rivoluzione è, o se è proprio una rivoluzione…ma sicuramente che la decisione di uno, o molto pochi, riesca a modificare il comportamento di tanti, applicando semplicemente una legge, è già qualcosa di importante. Poi discuteremo come chiamarlo.
Il seme, questo seme, sicuramente verrà annientato e distrutto, ma come sempre il seme rappresenta già un’idea, e può solleticare altre idee simili. Sarà vera la risposta di chi mi diceva che è impossibile in Italia una rivoluzione culturale, ma è altrettanto vero che qualcosa di diverso potrà accadere, se anche noi lo sosteniamo.
Staremo a vedere.

martedì 29 aprile 2008

SI CHIUDE IL CERCHIO…ED ORA UNA TELEVISIONE

Con la giornata di ieri si è chiuso il cerchio, ed ora abbiamo tutti i dati che ci servono per poter analizzare cos’è successo, perché è successo e cosa si può e si deve fare nel prossimo futuro.
Io ho certe convinzioni molto radicate, magari mi sbaglierò, ma è ciò che penso. Veltroni ha perso nettamente da B.; Rutelli, se si può, ancora peggio da Alemanno.
La sconfitta di Roma si può analizzare da diverse prospettive e sicuramente ha svariate cause. Tra queste ce n’è una che, seppur probabilmente non è stata quella fondamentale, sicuramente ha inciso. E’ la nazionalizzazione di un evento locale. O meglio, l’incisività che la destra è riuscita a portare nella campagna elettorale locale sfruttando le stesse carte che solitamente usa per le elezioni politiche. Televisioni, trasmissioni “politicizzate”, strumentalizzazioni alle quali il centro-sinistra e la sinistra non sono in grado di rispondere.
Ciò mi porta a credere, ancora una volta che il filo conduttore di questi 15 anni di politica italiana sia l’impossibilità (o la totale difficoltà) della sinistra e del centro sinistra di far passare il proprio messaggio agli elettori, l’impossibilità rispetto ad una destra che invece ha il potere assoluto dell’informazione, di condizionamento dell’opinione pubblica, e di instradamento e controllo delle tematiche sulle quali giocarsi le elezioni. Le vittorie del centro-sinistra negli ultimi 15 anni sono state o a livello locale (dove l’informazione nazionale ha potuto meno influenzare l’elettorato ed influire sul voto) o molto sofferte. La prima causa di tutto ciò, secondo me, è la disparità di mezzi di comunicazione.
E’ vero che uno può vincere con proposte migliore, candidati più credibili, e maggiore senso dello Stato. E’ altrettanto vero che quell’uno vincerà con un distacco molto minore se contro ha colui che interferisce tra se e il cittadino.
Allora la sinistra ed il centro sinistra devono porsi una domanda. E’ il caso di riiniziare i processi di riorganizzazione politica, di cambiamento nelle modalità di scelta degli uomini, di individuazione di nuovi punti programmatici sui quali puntare, oppure forse è il caso di concentrarsi su una nuova struttura comunicativa? Ovviamente la risposta più corretta sarebbe ‘entrambe’, oppure quelle risposte del tipo ‘l’una attività incide sull’altra’ . Ebbene, secondo me, arrivati al giorno d’oggi, incamerate le terribili sconfitte delle ultime due settimane, è venuto il momento di lavorare alla ricerca di potere mediatico. E il potere mediatico in Italia passa ancora quasi esclusivamente nelle mani della televisione.
So che sarà difficile essendoci B. al governo, so che le leggi attualmente in vigore in Italia non facilitano la sfida, ma tale sfida deve essere accettata, recepita e vinta. Il centrosinistra e la sinistra devono puntare ad avere televisioni, esattamente come le ha B. per far passare il proprio messaggio e denigrare quello dell’avversario. Il centrosinistra e la sinistra devono cercare l’aiuto dell’Europa, lo sfruttamento delle reti locali (come invece alle ultime elezioni ha fatto sempre B.), devono muoversi con qualunque mezzo al fine di accrescere il proprio potere comunicativo. Solo dopo potranno tornare a parlare di programmi, di candidati, di ideali. La cosa migliore, come da anni si dice, sarebbe quella di aprire il sistema televisivo del nostro paese al libero mercato, avere tante emittenti, avere pluralità d’informazione, avere trasmissioni e programmi di ogni parte politica. Tutto ciò, però, fino ad oggi non è accaduto, e non accadrà neppure in futuro con un governo B. alla guida del Paese. E allora, secondo me, il centrosinistra e la sinistra si devono mettere anima e corpo a combattere per questo obiettivo: potere comunicativo.

martedì 15 aprile 2008

Elezioni e cultura italiana

Da dove iniziare? Dalla cultura.
Ieri in Italia ha vinto soprattutto un certo tipo di cultura. La cultura di chi mette la furbizia al di sopra dell'intelligenza e delle capacità, di chi preferisce l'illegalità che porta a risultati (almeno apparenti) alla legalità, di chi sostiene argomentazione senza basarsi su alcun dato oggettivo e comprovato, ma sui sentimenti comuni spesso precostruiti e fomentati attraverso le televisioni. La cultura di chi ritiene Amici e Grande Fratello dei programmi televisivi. La cultura di tutti coloro che non capiscono non solo le (non) risposte dei politici, ma soprattutto le domande dei giornalisti. La cultura dei furbetti, anche quelli del quartierino. La cultura del…è giusto non pagare le tasse, perché sono troppo alte. La cultura del…è giustissimo non pagare le tasse se poi non ti beccano. La cultura del fregare il prossimo, intanto mai nessuno ti dirà niente, e pur di intascarti 2 o 4 monete in più tutto è lecito. La cultura del non leggere i dati, i bollettini dei grandi istituti di statistica. La cultura del…il conflitto di interesse non esiste, ma se esiste non è un problema significativo per le sorti del paese. La cultura del...B. può anche essere un delinquente, ed essersi arricchito illegalmente, ma intanto lo sanno tutti, e se non è mai andato in galera è perché alla fine è un grande!!!!
L’Italia ha un grosso, enorme problema culturale.
Però ieri ha votato per B. anche gente istruita e dotta, sicuramente anche persone intelligenti. Perché? Il perché è frutto di svariate motivazioni. Sicuramente un buon indizio lo ha indicato Al Gore nel suo Assalto alla Ragione: la televisione sfrutta gli stessi meccanismi del cervello che servono all’uomo per decifrare la realtà. La simulazione è rappresentazione della realtà, di corpi in movimento e di suoni. Alla televisione crediamo anche quando dice cose palesemente false. E allora l’unico modo per uscirne è avere una fortissima indole critica, ma non tutti la hanno…purtroppo.
Il problema italiano è un problema culturale e su questo secondo me Veltroni doveva basare la sua campagna elettorale. “Problema culturale” doveva ripetere, ripetere e ripetere nelle piazze,“problema culturale” e spiegarlo. Molto probabilmente l’elettorato non avrebbe capito e i risultati sarebbero stati ancora peggiori, ma nel caso si fosse riusciti a sfondare il muro, allora sì che le cose sarebbero cambiate radicalmente.
E bisogna essere onesti, il PD ha straperso le elezioni. Più di 9 punti di differenza sia alla Camera che al Senato. Più o meno 40 senatori di differenza. Come si vogliono decifrare questi dati? DISFATTA. Secondo me, umile elettore e volontario del PD, non c’è altro termine. Però mi piacerebbe fare la cronologia di questa disfatta. Secondo me ha origini molto antiche. Tralasciando le ‘dimenticate’ leggi sul conflitto di interesse e sul sistema radiotelevisivo dei governi Prodi, D’Alema, Amato della legislatura ’96-’01, passerei alle elezioni del 2006. Allora si doveva vincere e di molto, si doveva puntare a una maggioranza forte che potesse permettere al Governo di governare. Così non fu sostanzialmente per 2 motivi: - lo strapotere televisivo di B., appoggiato nella sua rimonta da tutte le sue televisioni scientemente faziose e - gli errori del centro sinistra nell’ultima fase di campagna elettorale (principalmente quelli sulla tassazione dei proventi finanziari) quando forse qualcuno, credendo di avere già la vittoria in tasca, si sentì libero di poter parlare a briglie sciolte senza pensare agli effetti che le proprie parole avrebbero provocato (e questo forse è il primo errore in ordine temporale del disastro della SA).
Durante i 2 anni o poco meno di Governo Prodi si è poi favorito in ogni modo B., già forte del quasi pareggio delle elezioni. La sinistra che critica l’esecutivo, Bertinotti che platealmente parla di fallimento del Governo quando ancora Prodi cerca con tutte le sue forze di fare il bene del Paese, una situazione dei conti pubblici da risanare, l’incapacità di certi ministri di stare davanti alle telecamere (primo fra tutti Padoa Schioppa) e ancora tanto altro. Ovvio che il Paese non ha preso bene questo mix di autoflagellazione.
Cade il Governo e inizia una nuova campagna elettorale. Veltroni fa tutto il possibile, il PD rimonta, ma non basta. Non basta anche perché B. non sbaglia quasi un colpo. Profilo serio, attacco sistematico all’UDC e alla Destra, voto utile e voto disgiunto, accentramento della discussione politica sul caso Alitalia, con tanto di richiamo all’odiato Governo Prodi ancora in carica, televisione della Libertà tutti i giorni su 40 emittenti locali, solita faziosità scientifica delle sue televisioni commerciali (che in questa campagna elettorale è stata colta dall’elettorato ancora di meno). Sfiderei chiunque a contrapporsi ad una simile macchina da guerra. Ed ecco il patatrac!!!
In tutto ciò sparisce la SA, autrice di una sequenza quasi infinita di errori ed orrori. Partendo da una situazione già critica dovuta all’esperienza della campagna elettorale del 2006 (che comunque portò a risultati normali, forse perché erano alleati di Prodi?) e della partecipazione nel Governo Prodi, Bertinotti decide di lanciarsi con uno slogan almeno anacronistico:’Fai una scelta di parte’. L’unico argomento forte è la lotta alla precarietà, minimo riferimento ai temi dell’ambiente (quando invece nel resto del mondo sono argomentazioni politiche fortissime) e soprattutto, a mio modo di vedere, mancanza di antiberlusconialismo.
Quello che è stato punto di attrazione di milioni di voti per la sinistra negli ultimi 15 anni in questa campagna elettorale è stato totalmente dimenticato. Capisco e condivido la scelta di Veltroni di non fare dell’antiberlusconismo una bandiera del PD, ma quel pacchetto notevole di voti doveva essere recuperato da qualcun altro. SA latita, Bertinotti piuttosto preferisce attaccare Veltroni sul voto utile, in realtà argomentazione quasi esclusivamente berlusconiana (almeno agli occhi dell’informazione pubblica). Gli elettori della SA si dividono tra coloro che non vanno a votare, coloro che hanno votato Veltroni quale unica possibile alternativa a B. e quanti, tanti operai del nord, hanno votato Lega perché meglio raccoglie il disagio nei confronti degli extracomunitari (e in certi casi della alta tassazione, percepita). Gli altri sono poco più del 3%.
Chi invece è riuscito ad intercettare parte di quei voti antiberlusconiani è stato Di Pietro, ma non tanto per una sua azione specifica, quanto più per gli attacchi dello stesso B. diretti a lui. Vedere i dipietristi contenti dei dati elettorali è stato per me un altro colpo al cuore. Hanno testimoniato come non ragionino da coalizione, ma semplicemente da partitino, felice per il loro +2% e non delusi per la sconfitta di Veltroni. Inconcepibile.
B. vince, stravince, e bisogna fargli i complimenti. Chi mi fa imbestialire sono i vari Bonaiuti, Schifani, Ronchi, ecc, che non hanno alcun merito nella vittoria del centro-destra. La vittoria è opera esclusiva di B., il merito è tutto suo, senza di lui e senza le sue televisioni il Centrodestra non esisterebbe. E della Lega.
Alla Lega bisogna farle i vivi complimenti, è riuscita a intercettare quantità impensabili di voti senza avere l’appoggio delle televisioni e con un leader oggettivamente non presentabile. Tutto il centrosinistra dovrebbe analizzare il lavoro della Lega per individuare i motivi della sua vittoria. Maroni si è dimostrato un politico preparatissimo, uno dei migliori nel panorama italiano. Boselli uno dei peggiori. Mi chiedo cosa volesse fare, così come Angius, e dall’altra parte Bordon.

In tutto ciò rimane un grossissimo problema, quello culturale. Più drammatico dell’enorme problema salariale, più grave di qualsiasi altro problema sociale. E anche se credessimo che B. rinsavisca, che Tremonti sia diventato un economista, che Fini abbia imparato qualcosa da D’Alema, sicuramente il problema culturale italiano non potrà che peggiorare, profondamente peggiorare, anche perché B. avrà ancor più bisogno di gente che non capisca e di gente male informata.
Oggi sono triste.

venerdì 4 aprile 2008

Qualcosa di buono

Di politica si parla sempre male. E' fuorimoda parlarne bene, ed è anche normale che sia così!!! Eppure una volta tanto voglio sottolineare un aspetto positivo di uno dei candidati premier.

Esiste un politico che per anni ha portato almeno 2 volte l'anno centinaia e centinaia di studenti delle scuole superiori della propria città in Africa e nei campi di sterminio nazisti. Alla fine di 7 anni di mandato sono stati più di 10000 gli studenti che sono stati accompagnati dal loro sindaco, insieme a partigiani che ci erano passati e che hanno potuto raccontare direttamente, nelle desolanti terre tedesche della tortura (memoria) e nelle indecenti terre sfruttate africane.

Questo vuol dire cultura, questi sono insegnamenti e questa è l'unica via per far rinascere la società italiana.

Quell'uomo è Veltroni.

martedì 1 aprile 2008

Malessere italiano

Fino a qualche giorno fa pensavo che il primo e più importante problema italiano fosse il problema dei salari, e che tutti gli altri dipendessero o fossero influenzati da quello. La questione in effetti è di primaria importanza ed io la analizzerei da due punti di vista:
- potere d'acquisto estremamente deficitario per i salari del ceto medio e del ceto basso: secondo me questo aspetto dovrebbe essere affrontato tramite la modifica di quelle leggi che agevolano lo sfruttamento del mercato del lavoro a prezzi bassi;
- mancanza di 'giusta' scalarizzazione dei salari: mi risulta evidente come i salari attuali non rispecchino le competenze, le capacità e la serietà-professionalità delle persone che li percepiscono. Da questo punto di vista faccio un discorso sia di confronto delle retribuzioni di singole persone che di salari medi per settori (i commercianti non soffrono il malessere che coinvolge grande parte del mondo dei lavori dipendenti).

Oggi credo che esista un problema ancor più alla radice rispetto a quello dei salari: quello della decenza. In Italia è sparita, scomparsa, scappata. Ormai tutti credono che il top sia essere furbi, evadere e non andare in prigione, rubare e non essere beccati, perdere tempo al lavoro e continuare a percepire lo stipendio. Fregare il prossimo. La gara in Italia consiste nel fregare il prossimo. Più frego il prossimo e più sono furbo. E perchè? Perchè più freghi il prossimo e più vivi bene, e intanto neppuno ti farà mai niente. Guarda Corona, guarda Tanzi, guarda il nano malefico....l'elenco è infinito. Tutti che ridono, tutti che scrivono libri e tutti che sono in televisione. Tutti che sono diventati esempi. E tutti che prima te l’hanno messo in culo...e continuano a ridersela. Anzi vengono ancora osannati da gente comune, con il prosciutto sugli occhi e con la mente deviata dalle pressioni tendenziose delle televisoni.

In Italia ci vuole una rivoluzone culturale. E' l'unica salvezza possibile, tutto il resto viene dopo. Non possiamo sperare in nulla di meglio se non ci sarà una rivoluzione culturale, priorità indiscussa ancor prima di ogni problematica economica.

martedì 18 marzo 2008

NO AI SONDAGGI

La definizione che Wikipedia dà di 'sondaggio' è: "un metodo statistico volto a valutare le proporzioni di diverse caratteristiche di una popolazione a partire dallo studio di una parte della popolazione, chiamata campione...".
Il sondaggio, però, oggi veste un ruolo differente da ciò per cui era nato, e ciò provoca storpiature del concetto stesso di sondaggio. Perchè i politici citano così spesso i sondaggi? Perchè sono così importanti per la vita politica di un paese? Ebbene, come molti avranno notato i sondaggi sono diventati strumento di propaganda. Alcuni studiosi ritengono che i politici, sfoggiando un sondaggio a proprio favore, possano attirare parte dell'elettorato perchè l'elettore medio preferisce "irrazionalmente" stare dalla parte del vincitore, di chi governerà. Sostenere invece che il proprio partito stia recuperando terreno influenza l'elettore invogliandolo ad andare a votare, facendogli capire che il suo voto è utile e può essere anche vincente.
Già questa visione del sondaggio mi porta a pensare che sarebbe più corretta un'elezione in cui non ci fossero dati propagandabili. Secondo me ogni elettore dovrebbe votare secondo quanto le proprie opinioni si sposano con quelle dei partiti dell'arco politico; ogni voto dovrebbe essere unicamente basato sulle idee dell'individuo in relazione ai programmi politici proposti. L'elettorato in generale, quindi, non dovrebbe essere influenzato dall'utilità-inutilità del proprio voto.

Ma vorrei introdurre un ulteriore argomento secondo me ancora più importante. Gran parte dei sondaggi oggi puntano a identificare quali siano le principali preoccupazione degli elettori, definiscono classifiche di tematiche sulle quali si dovrebbe intervenire, studiano, insomma, quali argomenti fanno più presa sulle persone.
Ebbene, se i politici usano questi sondaggi per costruire i propri discorsi e i propri interventi pubblici, io reputo questo modo di fare ingiusto, ma legittimo. La ricerca di consenso ricercando (scusate il gioco di parole) ciò che uno si vuole sentir dire è legale. Però, se si passa dalla stesura dei comizi alla stesura dei programmi questo inizia a diventare un problema serio. Diventa un problema serio per 2 motivi: da un lato un partito deve proporre le cose in cui crede, deve argomentare come risolvere i problemi della comunità che esso stesso individua secondo un’elaborazione propria, dall’altro l’influenza della massa (tramite i sondaggi), facilmente manipolabile per esempio attraverso le televisioni, può condurre i partiti a non identificare i problemi reali della società. Si potrebbe confondere, per esempio, l’ingresso degli extracomunitari con il problema dei salari. I programmi invece devono essere scritti dalle persone più illuminate che rappresentano diversi tipi di pensare, diversi credo, diversi partiti. Persone che abbiano la capacità di individuare loro i problemi e elaborare loro un’idea di come risolverli (ovviamente coerentemente con la politica del partito nel quale si identificano).

Per questi motivi io vorrei che non ci fossero sondaggi politico e allo stesso tempo credo che, se non ci fossero, troveremmo programmi e voteremmo politici migliori.
Ma la mia speranza è utopica, e allora propongo qualcosa che ad essa si possa avvicinare: vanificare la scienza sondaggistica moderna, almeno per queste elezioni. Come? Dicendo a tutti gli elettori di rispondere ai sondaggi falsamente, dicendo che voteranno per Ferrara!!!


http://noaisondaggi.blogspot.com/


(Ferrara perchè lo ritengo persona che può capire e assecondare il concetto qui espresso, e Ferrara perchè rappresenta un partito piccolissimo, ma comunque presente alle prossime elezioni, anche se non in tutte le regioni)

giovedì 13 marzo 2008

Secondo voi

Secondo voi è un programma 'giornalistico' delle reti Mediaset condotto da Paolo Del Debbio, presentato come opinionista.
Il programma è chiaramente filo-berlusconiano, ma ovviamente vuole vestire i panni dell'imparzialità. Esso si propone di dare spazio alle opinioni della gente su vari temi di attualità, dai più seri ai più frivoli e per far ciò, due inviate in due città diverse fanno una domanda ad alcune persone che rispondono. Alla fine del programma, il conduttore espone le sue riflessioni.
Ovviamente le domande sono super-faziose, le risposte controllate e filtrate, le opinioni finali sono esposizione dei pensieri del nano malefico. Il tutto usando metodi scientificamente testati.
Il programma va in onda vicino ai TG, e nelle ore di metà giornata, quando solo le casalinghe o gli anziani possono essere a casa a vedere la TV.
Purtroppo anche questi pessimi programmi spostano migliaia e migliaia di elettori-telespettatori impreparati.

Io ho una proposta da fare. Ognuno mandi quante più mail può a secondovoi@mediaset.it insultandoli per la loro immoralità e falsità.

lunedì 10 marzo 2008

...la migliore risposta

«Fini ha detto che il 13 aprile sarebbe il giorno della liberazione dalla sinistra. Non credo che sia una frase innocente. Vorrei ricordare all’onorevole Fini che l’Italia l’ha già avuta la Liberazione, il 25 aprile del ’45, dal fascismo. E grazie a quella liberazione oggi siamo una Repubblica fondata sulla Costituzione e lo saremo anche dopo il 13 aprile»
Fausto Bertinotti, presidente della Camera dei Deputati, Ansa 9 marzo

giovedì 6 marzo 2008

Scolarizzazione e politica: CVD



Secondo me da questo grafico:
- non emerge che l'elettorato di uno o dell'altro schieramento sia più o meno valido
- non emerge che sia più corretta l'una o l'altra idea politica
- emerge che Berlusconi basi costantemente le proprie campagne elettorali sull'ignoranza della massa, intesa proprio come massa, cercando in ogni modo di far leva su di essa. Credo che il sondaggio ne sia una prova lampante.

Ci sarebbe spazio anche per qualche considerazione per l'Unione di Centro, ma non voglio entrare nel merito del problema. Faccio solo notare i dati...

(Autore: SWG; sondaggio casuale rappresentativo dell'universo di riferimento; campionamento stratificato per quote dietà, sesso, macro-area, titolo di studio, ampiezza centro)

mercoledì 5 marzo 2008

Famiglia Cristiana e la politica

Famiglia Cristiana è riuscita ad attaccare Veltroni, Berlusconi e anche Casini!!! Ora aspettiamo solo che attacchi Bertinotti e Santanchè e poi la parcondicio sarà rispettata!! Veltroni poverino si è sporcato con Pannella, Berlusconi non dice che i valori etici devono essere valori di partito, e Casini? Beh "Casini non è il nuovo. Casini per 14 anni ha votato tutte le leggi 'ad personam' di Silvio Berlusconi. Non può pretendere oggi di rappresentare il nuovo" (Lo rileva padre Bartolomeo Sorge).

Grazie per aver dato una bacchettata a tutti!!! Imparzialità allo stato puro. Mi verrebbe da ridere, ma c'è da piangere.
L'alternarsi di iniziative clericali per sostenere la non intromissione della Chiesa nella politica italiana e gli articoli di Famiglia Cristiana o le esternazioni di taluni Arcivescovi pregnanti di politica sta diventando imbarazzante.
E meno male che in Italia non ci si stupisce più di nulla tante sono le schifezze che siamo obbligati a vedere, altrimenti cara mia Famiglia Cristiana...